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Altro che PadItalia: viva la Fondazione Pomodoro!

 
 

l'opinione critica in dieci righe

A cura di Cristiana Curti


 

Per la gestione della preziosa Fondazione Pomodoro a Milano servono 2 mil. di euro l’anno. Metà per sede e staff, giovani che si accontentano di poco. Un quinto del necessario giunge dal main sponsor, Unicredit, che, a conferma del gradimento, istituisce nel 2010 una Project Room bimestrale per italiani emergenti. I primi allarmi sono dello scorso anno. Angela Vettese si dimette dalla Direzione: la carenza di fondi impedisce una buona programmazione. Arnaldo e Teresa Pomodoro, ripianati di tasca propria gli ammanchi, non si aspettavano che l’amata Città cui donarono una simile bellezza fosse così sorda e cieca. Nessuno è dalla parte di Arnaldo. Dopo la Mazzotta (la cui storica sede è oggi un flagstore della Nike), chiude quindi la Fondazione di Via Solari. E, qui, parte la contumelia: maledetto il Museo del Novecento, se, per avere una “cosaccia” di risulta a caro prezzo, perdiamo le più generose e alte tracce della cultura meneghina che sopperì anche al recente squalificante cartellone civico. Maledetti coloro che non aiutarono. Maledetti coloro che, ínvidi, ora gioiscono.

Milano si qualifica per quel che è. Una povera cosa allo sbando...

 


Pubblicato il: 22 settembre 2011

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