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Bernardo Bellotto a Conegliano

 
 
IL CANALETTO DELLE CORTI EUROPEE




Bernardo Bellotto, La Chiesa di Santa Croce, olio su tela, Varsavia, Castello reale foto Andrzej Ring & Bartosz Tropilo


11 novembre 2011 - 15 aprile 2012, Conegliano (TV) – Palazzo Sarcinelli
 


L’esposizione presenterà settanta opere in grado di ripercorrere tutto l’itinerario artistico del Canaletto delle Corti europee.

Dopo il successo della mostra dedicata a Cima da Conegliano, con oltre 110.000 visitatori, Palazzo Sarcinelli di Conegliano si appresta a ospitare un’altra iniziativa di grande importanza storico-artistica. Dall’11 novembre 2011 al 15 aprile 2012 , le sale del palazzo cinquecentesco, nel cuore della città veneta, si apriranno alle opere di BERNARDO BELLOTTO (1722-1780) e dei maggiori vedutisti del Settecento.

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica , promossa dal Comune di Conegliano e Unascom Confcommercio della Provincia di Treviso, prodotta e organizzata da Artematica, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione del Veneto e della Provincia di Treviso, l’iniziativa sarà realizzata grazie all’imprescindibile partnership con Assicurazioni Generali, PromoTreviso, Unindustria Treviso; sponsor: Fondazione Antonveneta, Stefanel.

L’esposizione, curata da Dario Succi, ripercorrerà, attraverso 70 opere, l’intera avventura artistica di uno dei massimi esponenti del vedutismo veneziano, capace di sfruttare genialmente le scoperte e le conquiste tecniche dello zio Antonio Canal detto Canaletto, nella cui bottega Bellotto entrò come apprendista nel 1736.

Tra le importanti istituzioni pubbliche e private, italiane ed estere, che hanno concesso in prestito i loro capolavori, spiccano la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, il Liechtenstein Museum di Vienna, il Castello Reale di Varsavia, la Pinacoteca di Brera di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo, Palazzo Barberini di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Galleria Nazionale di Parma, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano.

L’itinerario artistico di Bernardo Bellotto sarà scandito attraverso le tappe fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia e delle città italiane – Firenze, Roma, Milano, Torino – a quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Varsavia.

Il percorso espositivo si aprirà con i dipinti giovanili dedicati alla città di Venezia, nei quali si rivelano le peculiari qualità stilistiche del maestro. Mentre nel Rio dei Mendicanti e la Scuola di San Marco, conservato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, la veduta risulta ancora legata ai modelli canalettiani, assimilati durante il periodo di apprendistato, in altri dipinti, come nel Campo Santi Giovanni e Paolo, l’artista già rivela la propria cifra pittorica, caratterizzata da un’accurata definizione delle strutture architettoniche, da una luminosità argentea, da ombreggiature decise, dal verde smeraldo dell’acqua.

Al primo soggiorno a Dresda, durato dal 1747 al 1758, appartengono tre spettacolari tele di grandi dimensioni (135 x 240 cm), provenienti dalla prestigiosa Gemäldegalerie di Dresda, raffiguranti la città di Pirna, sul fiume Elba, a pochi chilometri dalla capitale della Sassonia. In questi quadri, veri paesaggi pastorali, Bellotto pone in risalto il carattere idilliaco della zona rurale attraversata dal grande corso d’acqua.

Il capolavoro del Liechtenstein Museum di Vienna, Il ‘palazzo in villa’ Liechtenstein a Vienna visto da est, è rappresentativo del periodo viennese. La tela, realizzata tra il 1759 e il 1760, è un esempio di come Bellotto, figlio della tradizione vedutistica veneziana, superi la rappresentazione puramente documentaria dei palazzi e dei giardini viennesi, tipica della pittura austriaca dell’epoca. Bellotto costruisce la veduta come una prospettiva teatrale barocca, ponendo in primo piano le figure destinate a diventare protagoniste della scena – in questo caso, il principe Josef Wenzel, la consorte e un’altra dama – i giardini, in tutta la loro profondità e, sullo sfondo, il belvedere e il palazzo.

Al periodo polacco (1767-1780), l’ultimo dell’evoluzione stilistica, verrà riservata un’attenzione particolare. Lasciata Dresda con l’intenzione di recarsi a San Pietroburgo, Bellotto fece una sosta a Varsavia dove fu accolto come pittore della corte del re Stanislao Augusto.

La protezione sovrana gli consentì di recuperare l’agiatezza economica e quel prestigio professionale che si era attenuato nel secondo soggiorno a Dresda (1762-1767). L’ambizioso monarca polacco aveva invitato artisti provenienti dai maggiori centri europei per organizzare la nascente Accademia di Belle Arti e costituire una prestigiosa collezione. Nell’ambito dei progetti di Stanislao Augusto rientrava l’edificazione del Castello di Ujazdow, per il quale Bellotto realizzò le prime vedute di Varsavia e un ciclo di sedici vedute romane, databili al 1768-1769, ispirate alle incisioni di Giambattista Piranesi. L’idea di accostare l’immagine di Varsavia a quella di Roma scaturì negli ambienti più vicini al re, forse con il contributo dello stesso Bellotto, perché la capitale polacca stava vivendo in quegli anni un momento di grande splendore. Verso la fine del XVIII secolo, Varsavia, con oltre 100.000 abitanti, era tra le città più popolate del continente europeo: lo sviluppo era stato favorito da un ceto finanziario, legato agli ambienti aristocratici, che vedeva nella Corte reale il fulcro di una vita culturale e scientifica capace di aumentare il prestigio al di fuori dei confini nazionali.

Una delle caratteristiche delle vedute di Bellotto del periodo polacco è il realismo delle scene di genere inserite nelle vedute, esemplificato in alcuni capolavori eccezionalmente presenti a Conegliano, tra cui la Chiesa di S. Croce ela Veduta del Sobborgo Cracovia dalla Colonna di Sigismondo, provenienti dal Castello Reale di Varsavia . Bellotto riprodusse con cura i dettagli delle architetture cittadine e i ritratti di alcuni personaggi, conferendo alle sue opere una grande attendibilità documentaria. Nel Palazzo di Wilanów visto dal parco – pure presente a Palazzo Sarcinelli – l’artista ritrasse l’allora ottantenne August Czartoryski, zio di Stanislao Augusto, con la moglie Maria Zofia, la figlia Izabella Lubomirska e la nipote Julia, su richiesta del sovrano che intendeva rendere omaggio alla famiglia di sua madre Konstancja.

Una particolare attenzione sarà dedicata alla sezione dedicata all’attività incisoria, ponendo a confronto i dipinti e le straordinarie acqueforti di cui Bellotto fu uno dei massimi maestri del tempo. Ricche di gustose scene tratte dalla vita quotidiana popolare, le incisioni, quasi tutte di grandi dimensioni, hanno il merito di restituirci le immagini settecentesche di Dresda e di Varsavia. In una di esse Bellotto si è autoritratto mentre sta dipingendo, accanto al re Stanislao Augusto, una veduta della capitale polacca.

Il percorso espositivo verrà completato da una ristretta, ma qualitativamente superba, selezione di opere dei grandi maestri del vedutismo - Canaletto, Carlevarijs, Marieschi, Francesco Guardi, Bernardo Canal - che con le loro innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere universalmente il fenomeno del vedutismo e l’immagine di Venezia. La selezione mirerà a far comprendere l’ambiente culturale e artistico in cui si sviluppò la pittura di Bellotto e il suo modo di costruire equivalenze pittoriche della realtà, consentendo contemporaneamente al visitatore di cogliere l’evolversi della produzione vedutistica lungo l’arco del Settecento.
Catalogo Marsilio editori.

Il genere pittorico del vedutismo è stato oggetto negli ultimi decenni di molteplici studi, legati ad iniziative espositive che hanno sottolineato il crescente favore del pubblico per quello che viene concordemente considerato come il fenomeno più innovativo e caratterizzante nell’arte europea del XVIII secolo.

La peculiarità delle caratteristiche ambientali e architettoniche e la presenza di alcuni maestri particolarmente dotati fecero di Venezia il luogo ideale per la sperimentazione di un nuovo modo di ritrarre la capitale della Repubblica Serenissima, fissandola in una dimensione senza tempo.

Se Luca Carlevarijs contribuì in maniera decisiva alla svolta antibarocca dell’arte veneta evocando nei dipinti l’atmosfera distintiva della città e il valore mitico di una vicenda storica millenaria, Canaletto utilizzò quegli esempi per elaborare un repertorio di immagini organizzato con coerenza stilistica e una qualità espressiva assolutamente incomparabili. Su un piano diverso si svolge l’attività di Michele Marieschi che, riproducendo la città scenograficamente come un Gran Teatro, aprì la via alle visioni panoramiche di Francesco Guardi.

Bernardo Bellotto, entrato giovanissimo come apprendista nell’atelier dello zio, il Canaletto, si trovò in una condizione di assoluto privilegio, essendosi risparmiato un faticoso iter formativo, per affrontare direttamente gli specifici problemi del vedutismo. Questo vantaggio consentì all’allievo, prodigiosamente dotato, di bruciare le tappe di una carriera folgorante, portandolo ad operare al servizio delle prestigiose corti di Torino, Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia.

Le capitali europee vennero ritratte in opere di raro incantesimo, dove l’equilibrio delle atmosfere immobili e la resa lenticolare degli edifici e degli elementi paesaggistici si traduce in una pittura capace di conciliare la limpidezza ottica della descrizione con la totalità dell’adesione sentimentale. Facendosi interprete dei principi di civiltà illuministica, l’artista immerse le vedute in una luce cristallina, tendenzialmente algida, che rende uniforme la nitidezza dei volumi architettonici quale che sia la distanza dall’occhio dell’osservatore: nulla deve turbare il rarefatto equilibrio espressivo, la fiducia in un’esperienza ordinata, la suggestione di una gabbia prospettica evocante uno spazio urbano perfettamente misurabile.

Quando nel 1747 Bellotto giunse in Sassonia per operare al servizio della più illuminata corte europea, Dresda era diventata il centro di irradiazione dell’arte e della cultura tardo barocche e il suo aspetto aveva subìto un profondo cambiamento per la lungimirante politica urbanistica e architettonica di Augusto il Forte e di Augusto III, impegnati a trasformare la capitale in una città di abbagliante bellezza.

L’arrivo di Bellotto coincise con l’ultimazione della maggior parte dei cantieri: la città ricostruita “secondo ragione” era pronta e l’artista veneziano ne divenne il cantore geniale in una stupenda serie di vedute. La realtà fenomenica diventa forma urbis ideale e, come la Venezia di Canaletto, (tramite le acqueforti di Antonio Visentini), anche la “Venezia del Nord” di Bellotto assurse a mito la cui divulgazione a livello internazionale venne affidata alle splendide traduzioni incisorie delle vedute. Dalla corte di Dresda Bernardo Bellotto si trasferì a Varsavia dove trascorse gli ultimi anni della sua vita al servizio di re Stanislao Augusto, collaborando all'organizzazione della nascente Accademia di Belle Arti e alla realizzazione dei progetti artistici del sovrano polacco.

 
 

Bernardo Bellotto, Veduta di via Krakowskie Przedmieoecie dalla colonna di Sigismondo III, 1767 olio su tela Varsavia, Castello reale, foto Andrzej Ring & Bartosz Tropilo
 

 
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IL PERCORSO ESPOSITIVO
a cura di Dario Succi, curatore della mostra

IL VIAGGIO DA VENEZIA A PADOVA DI CANALETTO E BELLOTTO 
P
artendo dalla magnifica pianta prospettica di Venezia edita da Coronelli nel 1693, sono esposte alcune vedute che rievocano la vita quotidiana a Venezia durante il periodo di apprendistato di Bellotto nella bottega di Canaletto. Proprio negli anni in cui, tra il 1738 e il 1747, Bellotto fu attivo in Italia, l’incisione veneziana conobbe il massimo splendore, con un susseguirsi di capolavori: le vedute veneziane di Marieschi del 1741 (viene esposto un eccezionale unicum del Campo S. Rocco) e di Visentini (1742), i Capricci di Giambattista Tiepolo (1741), i Paesaggi italiani di Bellotto (1742-1743), i Varii baccanali di Fontebasso (1744), le vedute di Venezia e delle terraferma di Canaletto (1745), i Grotteschi di Piranesi (1747). Nella primavera del 1742 Canaletto e Bellotto fecero un viaggio di studio da Venezia a Padova, il cui percorso è qui documentato dalle stupende acqueforti di Canaletto: la torre di Marghera, Mestre, Dolo, il Prato della Valle. Le luminose vedute di Lizza Fusina, Mira, Oriago, incise da Gianfrancesco Costa, ci restituiscono l’armoniosa realtà ambientale della riviera del Brenta e l’incantevole cornice del viaggio dei due artisti sul burchiello.

VEDUTISTI VENEZIANI
Da Luca Carlevarijs a Francesco Guardi, passando per Canaletto, Marieschi e Bellotto, si compie a Venezia nel Settecento la gloriosa parabola del vedutismo: grandi e piccoli maestri replicarono all’infinito campi e canali, scorci appartati e luoghi emblematici in cui si svolgevano fastose cerimonie pubbliche. Questi artisti, che ritraevano la città lagunare come una perfetta opera d’arte, contribuirono ad innestare il fenomeno del vedutismo nel solco della cultura illuministica europea, di cui Canaletto e Bellotto furono gli esponenti più rappresentativi. A partire dal 1743, il nipote cominciò a firmarsi “Bernardo Bellotto detto Canaletto” contribuendo alla nascita di una lunga serie di equivoci, di cui la prima vittima fu il vero Canaletto che, durante il soggiorno a Londra (1746-1755), fu costretto a difendersi dal sospetto di essere un impostore. Anche Pietro Bellotto (1724-1800), fratello di Bernardo, trasferitosi in Francia, si faceva chiamare “Canalety”. A Venezia fu attivo come scenografo e vedutista Bernardo Canal (1664-1774), padre di Canaletto. La selezione di dipinti di questi artisti tende ad evidenziarne i caratteri peculiari.

BELLOTTO IN ITALIA
Pietro Guarienti, il primo biografo, scriveva nel 1753 che Bellotto, superate le iniziali “difficoltà dell’arte” grazie “agli ammaestramenti” di Canaletto, prese ad imitarlo così abilmente che le sue vedute potevano essere distinte da quelle dello zio solo dagli intenditori. In effetti il problema dell’identificazione delle vedute veneziane di Bellotto (nessuna è firmata) ha trovato una soluzione solo in tempi recenti grazie agli studi specialistici. Spetta a Terisio Pignatti (1966) il merito di avere evidenziato gli elementi distintivi delle opere del periodo italiano (1738-1747): “Partendo dagli schemi dello Zio, il giovane artista sembra imprimere a tutti i dettagli una forza incisiva che da un lato lo porta a disegnare ogni particolare con profilature estremamente definite, dall’altro ne sforza la illuminazione fino a renderla artificiale, quasi crepuscolare, in una intonazione fredda, bluastra”. Bellotto mostra fin dall’inizio, nelle figure, la propensione “ad un vero realismo, che manca del tutto nel Canaletto.” Nelle vedute di Gazzada, dipinte nel 1744, si compie la svolta decisiva: il realismo descrittivo, la bellezza elegiaca della natura e la limpidezza atmosferica si fondono mirabilmente, con effetti di verità stregata.

DRESDA
Quando nel 1747 Bellotto arrivò a Dresda, il fascino esercitato dalla splendida cultura plurisecolare veneziana sulla capitale sassone era già culminato nella nuova progettazione della città, il cui sviluppo edilizio sulle rive dell’Elba tese a simulare la sfilata di palazzi sul Canal Grande. Nella prima metà del Settecento i sovrani Augusto II (1694-1733) e Augusto III (1733-1761) realizzarono un ambizioso programma di opere architettoniche che conferirono un volto nuovo alla capitale, rendendola magnifica. La predilezione per Venezia contribuì ad attrarre a Dresda uno stuolo di architetti, scultori, scenografi, pittori, musicisti, cantanti e conoscitori d’arte, tra cui Pietro Guarienti che, come direttore della Galleria Reale, svolse un ruolo determinante nel trasferimento di Bellotto a Dresda, dove ottenne l’incarico di Peintre Royal. Con l’arrivo del nipote di Canaletto, la capitale aveva trovato l’artista degno di celebrare la rinnovata bellezza del profilo urbano: la serie di quattordici spettacolari vedute fu tradotta da Bellotto in splendide incisioni che diffusero in tutta l’Europa la bellezza incomparabile di uno dei centri più illuminati della cultura settecentesca.

LE ACQUEFORTI DI DRESDA
La serie di 14 vedute di Dresda, capolavoro dell’arte europea del Settecento, venne incisa da Bellotto tra il 1747 e il 1759, anno in cui l’artista abbandonò la città sotto l’infuriare della guerra con i prussiani: nel 1760 un bombardamento causò la distruzione di tutte le lastre, tranne una. Le monumentali acqueforti, perfettamente corrispondenti ai dipinti eseguiti per Augusto III, formano sette pendant nei quali si dispiegano panorami urbani complementari o in controcampo. Come la Venezia di Canaletto, anche la Dresda di Bellotto assurse a immagine mitica, la cui divulgazione internazionale fu affidata alle lastre di rame, capaci di trasformare la realtà fenomenica in una forma urbis ideale. Ponendosi di fronte alla distesa ampiezza della veduta, l’artista riuscì cogliere tutto il fascino della vita pulsante, la magia che si sprigiona dai brulicanti insediamenti umani. Nello stregato incantesimo di questi specchi sublimi, l’equilibrio delle atmosfere immobili e la resa documentaria delle architetture si traduce in un racconto appassionato che concilia la limpidezza ottica della descrizione con la totalità dell’adesione sentimentale.

PIRNA
Situata sull’Elba, a poca distanza da Dresda, la cittadina di Pirna (dal sorabo na pernem, “sulla pietra dura”) fu riprodotta da Bellotto, tra il 1753 e il 1758, in una serie di undici tele destinate alla  costituenda Galleria di Augusto III. Per poter ritrarre le fortificazioni militari, la segreteria reale rilasciò il 26 aprile 1753 un documento in cui si ordinava di fornire a Bernardo Bellotto, “incaricato di eseguire disegni dei luoghi intorno a Pirna, tutta l’assistenza richiesta e di non essergli in alcun modo di ostacolo.” Nelle tre magnifiche vedute qui  esposte si realizza un perfetto equilibrio tra la pittura della realtà (l’accurata resa documentaria degli edifici del borgo sovrastato dalla imponente fortezza di Sonnenstein) e la magia che si sprigiona dagli elementi della natura circostante. Il fluire delle acque cristalline del fiume nel verde smeraldo della campagna si coniuga con l’attenzione per l’umile vita dei popolani e dei barcaioli, in un’atmosfera senza tempo. Lo spettacolo della vallata si dispiega con la maestosità di una sinfonia solenne, quasi un filo conduttore verso quella pienezza del possesso dell’ambiente che verrà realizzata nella seconda metà dell’Ottocento, a partire da Courbet.

VIENNA
Durante il soggiorno viennese, protrattosi per un biennio (1759-1760), Bellotto eseguì una serie di vedute della capitale non solo per l’imperatrice Maria Teresa, ma anche per il potente cancelliere Wenzel Anton Kaunitz e per il principe Joseph Wenzel von Liechtenstein, i quali commissionarono tre splendidi dipinti ritraenti le sontuose residenze estive nei sobborghi di Mariahilf e Rossau. Il tema della raffigurazione del Sommerpalast in cui campeggia in primo piano il ritratto del proprietario, di volta in volta accompagnato dalla consorte, dal segretario, da una dama, da un paggetto nero o da un simpatico cagnolino, fu svolto da Bellotto - nell’arco di tutta la produzione pittorica - solo nelle vedute eseguite per i due influenti personaggi. Nella capitale asburgica l’artista scoprì il fascino dei giardini e descrisse con cura viali alberati, aiuole fiorite, statue, siepi, specchi d’acqua, completando il nuovo modulo compositivo con i ritratti  dei nobili proprietari, psicologicamente caratterizzati con intuito impareggiabile nei loro sontuosi abbigliamenti.

VARSAVIA
Giunto a Varsavia nel 1767 con il proposito di proseguire per San Pietroburgo, Bellotto accolse l’invito del re Stanislao Augusto Poniatowski di diventare pittore di Corte con un compenso annuo di 400 ducati. Durante il periodo polacco, protrattosi fino alla morte (1780), l’artista lavorò quasi esclusivamente per il sovrano, riproducendo le vie e i palazzi della capitale con una precisione documentaria che “si colmava in lui di una realtà integra e brulicante di vita, stereoscopicamente incantata entro il viraggio continuo dei giorni lunghi del Nord. Spiazzi assolati, accigliature d’ombra sotto le gronde, fra le tegole rosso-paprica schizzate di bigio dalle piogge, brillio gremito sui grandi alberi dei parchi, ma anche la vita comune che vi trascorre, raggiunta, sorpresa ad ogni distanza dal tocco identificante, infallibile. […] Qui la grafia prodigiosa del Bellotto, quasi un alfabeto Morse di linee, punti, tratteggi d’ogni specie e colore, svela il segreto sintattico di un trapasso dall’ottico al narrativo che è quasi da leggere come certi brani del famoso Ottocento russo. La stessa precisione stregata” (Roberto Longhi, 1955).


 
 
 

Bernardo Bellotto, Il rio dei mendicanti e la scuola di San Marco, olio su tela, Venezia, Gallerie dell'Accademia. Su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare
 
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INFORMAZIONI UTILI:


BERNARDO BELLOTTO.
IL CANALETTO DELLE CORTI EUROPEE
Conegliano, Palazzo Sarcinelli (via XX settembre, 132)
11 novembre 2011 – 15 aprile 2012
ORARI:
lunedì – giovedì: 9.00 - 19.00; venerdì - sabato: 9.00 - 21.00; domenica: 9.00 - 20.00
(Ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura)
La mostra resterà chiusa nei giorni 24, 25 e 31 dicembre. Dmenica 1° gennaio 2012 sarà aperta dalle 13 alle 21.
APERTURA SPECIALE 9 aprile (lunedì di Pasqua): 9.00 - 21.00
BIGLIETTI:
Intero: 10 €
Ridotto: 8 € : studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto universitario, tesserati TCI, tesserati CTS, tesserati FAI, tesserati ARCI, over 60, soci UNPLI, residenti comune Conegliano dal lunedì al venerdì, altre categorie convenzionate.
Ridotto speciale: 5 € : fino a 18 anni non compiuti.
Ingresso gratuito: bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore, soci Icom, guide turistiche autorizzate della Regione Veneto.
Speciale Famiglia: 8 € per gli adulti (per nuclei formati da 2 adulti e almeno 1 minorenne).
Ridotto gruppi solo su prenotazione: 7 €:  da 15 a 25 persone (ingresso omaggio per il capogruppo).
Ridotto scuole solo su prenotazione: 5 €: da 15 a 25 alunni (2 ingressi omaggio per gli accompagnatori). Diritto di prevendita di 1 €su ogni
ingresso prenotato ad esclusione delle scolaresche.
GRUPPI Solo su prenotazione
Visite guidate per gruppi da 15 a 25 persone: 70€+ biglietto singolo partecipante 7 €.
Visite guidate estemporanee a richiesta su disponibilità del personale: € 10a persona + costo biglietto d’ingresso.
SCUOLE Solo su prenotazione
Visite guidate per gruppi da 15 a 25 alunni: 40 € + biglietto singolo alunno 5 €.
Laboratori didattici (pacchetto visita guidata + laboratorio della durata complessiva di 2 ore) per gruppi da 15 a 25 alunni: 70 € + biglietto singolo alunno 5 €.
INFO E PRENOTAZIONI:
Numero verde gratuito 800 775083
Lunedì – venerdì, 9.00-13.00; 14.00-18.00
www.bellottoconegliano.it; info@bellottoconegliano.it
CATALOGO: Marsilio editori

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