diretto da Paolo Manazza
giovedì 17 maggio 2012
Ai Weiwei Lisson Gallery Milano
«Ti va di venire con me a vedere l’Angiola Tremonti? ... Come: “chi è”. E’ la sorella del Ministro. No, nessuna conferenza. Che fa? Fa politica, è in una commissione civica sull’Arredo Urbano e... No, ti giuro, non è un comizio, no... adesso ti dico: è anche artista. Sì, un’artista: pittrice, scultrice e tutta questa specie di cose, ... no, non so dirti se è brava (San Gino - De Dominicis n.d.a. – patrono dei pinocchi, salvami tu!)... del resto è una mostra che dobbiamo andare a vedere, ed è a Villa Reale... Villa Reale, la GAM, la Galleria d’Arte Moderna. Come? Sì è vero che a Milano non c’è nessun Museo d’Arte Moderna, questo è dell’800. Ma, sto dicendo: la Galleria, quella dirimpetto al PAC. Il PAC, Padiglione d’Arte Contempo... in che senso: non c’è nessun museo d’arte contemporanea a Milano... vabbé, ho capito, lasciamo perdere. »
Di telefonate come queste ne feci due o tre, obbligandomi a non dire la verità, ovvero che sono fortemente prevenuta nei confronti della scultrice Angiola Tremonti che espone dal 16 settembre alla GAM di Milano. Non è che, in genere, anche per altri più noti nomi del jet-set artistico contemporaneo mi vada molto meglio; per cui, all’ennesimo rifiuto, decisi di scoprire le carte e raccontare il casus della mostra, il curriculum dell’artista (che ampiamente troverete descritto nel sito della medesima insieme a una vera e propria messe di informazioni sulla sua attività principale e financo sulle secondarie...) e la polemica nata in seguito alla conferenza stampa di presentazione dell’evento. Qualcosa intorno ai conflitti d’interesse? No, questo riguarda l’Arnaldo Pomodoro che propose una sua cancellata a Largo Mahler e la Tremonti, strenua paladina della correttezza deontologica nonché membro della già citata Commissione, ritenne fosse questione incompatibile con il fatto che l’artista vive e opera in Milano. Qualcosa intorno all’opportunità di esporre un’emerita sconosciuta e neanche granché brava in una sede storica e importante della Città? Neanche, temo che quest’argomento sia già stato speso per altre occasioni sprecate dall’ineffabile Assessorato alla Cultura della giunta Moratti.
Insomma: non ricordo quasi neanche più perché sia nata una polemica.
Eppure, la mia amica più sensibile alle questioni civili e raffinata intenditrice d’arte antica e moderna acconsente, non senza prima aver domandato: “si paga?” Non mi pare: alla GAM l’ingresso è libero. Per cui, dopo aver giurato che non avremmo sborsato un euro per presenziare alla presunta offesa all’onore del capoluogo lombardo, ma non essendone affatto sicura, ci incamminiamo alla volta della GAM a Palestro. E che San Giorgio (De Chirico n.d.a.) protettore di chi la fa, affabilmente, un po’ sotto gamba a qualcun altro me la mandi buona.
Nell’ariosa corte del Pollack altri gruppi scultorei (Il bosco delle Mabille, Mabille varie...) sono disseminati un po’ dovunque, antipasto a ciò che troveremo all’interno delle sale del Museo e nel giardino retrostante l’ingresso nonché lungo la facciata aperta su di esso, la quale – sempre in osservanza del canone conforme alle “preziosità nascoste” milanesi -, di fatto, è ben più sontuosa e importante di quella visibile.
Entriamo nella GAM e...
Gentile lettore,
Potrei, come dissi, ma non voglio.
In secondo luogo perché dovrei dimenticare i motivi di rabbia e indignazione civile che mi condussero già a esprimere un parere più che negativo sulla sventurata, improvvida, pressapochista idea di ospitare una servitrice della Città (perché tale è la Tremonti, membro di una Commissione stipendiata dal Comune di Milano) e una sorella di un Ministro, che dire influente è minimizzare, in un luogo pubblico con l’intento non troppo occultabile di compiacere detto Ministro (forse il Sindaco avrà un hatù per l’Expo 2015? Almeno questo... ma poi, se così fosse, prima e dopo l’Expo, Mabilie anche a colazione? Vade retro!), perché l’arte – davvero – non può compiacersi.
Ma, mentre varco le porte delle polverose e desolate sale della GAM, ricca di tesori ma ignota ai più (a tutti, direi), mi sovrasta un senso di enorme, sconsolata tristezza per le sorti, fradice e logore, di una Milano inarrestata in questa sdrucciolevole deriva.
E allora sospendo lo scritto, facendo un piacere a me e a Lei, gentile lettore. Perché sono inutili i piagnistei in un momento in cui ciò che c’è da fare è rimboccarsi le maniche, individuare presto un progetto, che si riuscirà a attuare anche con pochi soldi (quanti ne aveva la Milano – e l’Italia – del dopoguerra per le attività culturali?), ma soprattutto, qui a Milano, immediatamente cambiare i referenti pubblici, e a vari livelli operativi, e installare un pool che attiri l’attenzione del mondo dell’intelletto (nomi a caso: Fo, Dorfles, per le prime azioni di rappresentanza...). Se soldi non ce ne sono, saranno le idee a vincere e dietro le idee (e la qualità inattaccabile delle persone che le promuovono) arriveranno i sostenitori e non saranno necessariamente i grandi nomi delle aziende interessate principalmente a un ritorno in termini pubblicitari.
E intorno alla Tremonti, che, malgré soi, diede spunto per questo mio ennesimo pistolotto, dirò solo che è senz’altro, per me, un’artista implausibile (quanto meno), ma che – per tutti - ha perso definitivamente la possibilità di una corretta lettura del suo operato, di un sincero apprezzamento delle sue fatiche, di un’oggettiva valutazione del suo lavoro. Talché chiunque in questi giorni e nei prossimi si periti di imbastire un pezzo, un saggio, anche solo un occhiello sulla sua arte, che non sia un copia-incolla di qualche comunicato stampa, sarà sempre e per sempre tacciato di “untuoso servo del potere” se la plaudirà o “malfidato servo dell’opposizione” se l’aborrirà. Nessuno, in questi giorni, riuscirà mai più a osservare con occhio limpido l’arte di Angiola Tremonti, sino a quando essa non tornerà nell’ombra dove lei e milioni di altri artisti del suo calibro tranquillamente sonnecchiano indisturbati e onestamente si dilettano delle proprie capacità.
Gentile lettore, mi perdonerà quindi se depongo la penna, per una volta. Confido non me ne voglia.
E che San Lucio (Fontana n.d.a.), protettore di chi vede sempre un futuro dietro gli ostacoli, ci stia accanto e ci consigli tutti per il meglio.
Ma ecco l’ultima magnifica novità nel cartellone meneghino. Una nuova stagione alle porte e l’autunno delle mostre sotto la Madonnina inaugura niente meno che con una personale alla Galleria d’Arte Moderna della signora Angiola Tremonti. Guardate bene come dà la notizia il quotidiano on line "Affari Italiani"...!! E ha ragione!!! Roba da non credere che la cultura in Italia valga in questo modo (clicca qui). La sorella del ministro all’Economia, come risulta dal comunicato stampa, fa la scultrice ma si occupa pure di politica e fa parte della commissione al Decoro urbano dell’assessore Cadeo nel governo della signora Letizia Moratti. Per la cronaca, la stessa commissione in cui quest’estate hanno visto l’Angiola stessa ergersi contro il “conflitto d’interessi” del collega Arnaldo Pomodoro, reo di aver proposto una sua opera nel progetto di riqualificazione di Largo Mahler. La Tremonti ne chiese le dimissioni parlando appunto di “evidente conflitto di interessi”.
Che vogliamo fare? Continuare a tacere?
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