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NOTIZIE

Dibattito sugli "anni di piombo"

 
IDEOLOGICA  

 
Mostra personale di Mimmo Di Marzio,
a cura di Roberto Borghi
inaugurazione martedì 9 giugno dalle 18.30
fino al 3 ottobre 2009

 
Ciclo di incontri "Arte e ideologia"
Nell’ambito di “Ideologica”, la mostra personale di Mimmo Di Marzio presso la galleria Wannabee di Milano, aperta sino al 3 ottobre 2009, Revel-Scalo d’Isola e la galleria Wannabee, con la collaborazione di Dual Risk Management, organizzano un ciclo di incontri dedicati agli “anni di piombo”, alle tragiche vicende del terrorismo rosso e nero, al clima culturale e politico degli anni Settanta, cioè ai temi presi in esame dai dipinti di Di Marzio.
Gli incontri, organizzati e moderati dal giornalista Stefano Zurlo, intendono mettere a confronto persone che, nei conflitti di quegli anni, si sono trovate su sponde opposte – terroristi e parenti delle vittime del terrorismo, alte cariche dello stato e capi di associazioni eversive – o che hanno avuto un ruolo importante nella lotta al terrorismo.
Lunedì 28 settembre interverranno Giuliano Tavaroli, ex brigadiere in servizio presso la sezione Anticrimine dei Carabinieri di Milano; è stato responsabile della sicurezza di Pirelli e, successivamente, del Gruppo Telecom Italia. Nei primi anni ottanta opera a Milano insieme a Marco Mancini nella Sezione Speciale Anticrimine di via della Moscova nell'Arma dei Carabinieri, reparti antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Riceve numerosi encomi per l'attività svolta tra cui, tra le tante operazioni, aver partecipato a quella che ha condotto all'arresto di Sergio Segio. In seguito Mancini entrerà a far parte del SISMI, Tavaroli si occuperà invece di sicurezza nel settore privato, congedandosi nel 1988 dall'Arma dei Carabinieri per passare all'Italtel. Dall'aprile 1996 entra in Pirelli, dove diventa top manager del settore sicurezza di Telecom-Pirelli.
La controparte sarà rappresentata dal professor Aldo Giannuli, ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Milano. E’ stato consulente delle Procure di Bari, Milano (strage di piazza Fontana), Pavia, Brescia (strage di piazza della Loggia), Roma e Palermo. Dal 1994 al 2001 ha collaborato con la Commissione Stragi ed è salito alla ribalta delle cronache giornalistiche quando, nel novembre 1996, ha scoperto una notevole quantità di documenti non catalogati dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, nascosti nell’ormai rinomato “archivio della via Appia”. Il suo ultimo libro è L’abuso pubblico della storia; attualmente collabora con la rivista Libertaria.
Il dibattito sarà moderato da Stefano Zurlo.


Per il calendario degli incontri, CLICCA QUI.



Comunicato stampa mostra
L’ ideologia è una versione espansa e cristallizzata dell’idea. Mentre un semplice concetto è qualcosa di limitato e di plasmabile, una visione ideologica tende a essere totalizzante e rigida nei suoi presupposti, al punto da voler ridefinire interamente la realtà secondo i suoi schemi.
Cercando di tradurre l’ideologia in pittura, Mimmo Di Marzio non ha potuto non fare riferimento ai regimi che hanno tentato di concretizzare questa perversa mentalità. Di conseguenza i suoi più recenti dipinti rimandano per alcuni versi all’iconografia della cosiddetta “arte di stato”, alle foto celebrative o di repertorio, a quelle immagini tra l’oleografico e l’inquietante che, in decenni non così lontani, hanno rappresentato dei modelli estetici per intere generazioni di pittori. Di Marzio ha però scelto di sabotare questi modelli, di deformarli in modo tale da mostrarne gli aspetti più sinistri e conturbanti. E’ nata così una serie di dipinti realizzati con un linguaggio espressionista, ma con un anima profondamente e minacciosamente realista.
 
UNA PITTURA ANTIOLEOGRAFICA
Roberto Borghi
Un celebre aneddoto che ha per protagonista Hegel esprime il senso profondo della parola "ideologia". Dopo aver assistito al leggendario ciclo di lezioni dedicate alla Filosofia dello Spirito, uno studente si rivolge al grande pensatore e lo contesta pubblicamente. "Tutto quel che ho ascoltato e' bellissimo, ma devo ammettere che non ha nulla a che fare con la realta'". La replica di Hegel e' lapidaria e pregna di significato: "tanto peggio per la realta'". L'ideologia e' una versione espansa e cristallizzata dell'idea che esercita una grande attrattiva, ma che si afferma a spese del reale. Mentre un semplice concetto e' qualcosa di limitato e di plasmabile, una visione ideologica tende a essere rigida e totalizzante nei suoi presupposti, al punto da voler ridefinire interamente il mondo secondo i propri schemi. C'e' qualcosa di seducente e allo stesso tempo di innaturale in questo atteggiamento: ogni ideologia propone una sorta di accesso facilitato alla vita, offre una chiave di lettura degli eventi e un paradigma di condotta che permettono di rimuovere il senso di disorientamento, di non avvertire la transitorieta' delle cose. L'ideologia e' stata tradotta in pittura attraverso immagini oleografiche, dipinti che indulgono nella retorica e nel sentimentalismo, che esaltano le magnifiche gesta dell'ideologo di turno e le benefiche ricadute nel quotidiano delle sue mirabili idee. Mimmo Di Marzio e' partito da qui: dalla cosiddetta "arte di stato", dall'iconografia dei regimi che hanno fondato la loro politica su dei presupposti ideologici. Nelle opere in mostra vediamo sfilare dittatori rossi e neri, schiere di balilla e giovani inneggianti al libretto rosso, convogli di truppe che vanno al fronte e soldati che si lasciano indirizzare dalla loro infallibile guida. Quindi la ricerca di Mimmo si sposta cronologicamente in avanti: dopo l'ideologia degli stati, ecco avanzare quella del terrorismo. In questo caso il repertorio iconografico e' fornito dai media dell'epoca, spesso a loro volta inclini alle celebrazioni, dai fotoreportage che catturano il giovane che impugna la P38, mostrano il cadavere di un presidente o la sua immagine straniante mentre e' ancora ostaggio dei rapitori. Infine lo sguardo dell'artista si concentra su di un presente apparentemente privo di ideologie e invece impregnato dell'ideologia piu' pericolosa, "l'ideologia della non ideologia", l'assenza forzosa di qualsiasi presupposto, che azzera la possibilita' di produrre idee e che ha come letterale contraltare il rifugio nella religione degradata a nuova ideologia, a fideismo moralistico e autoritario Mimmo si serve della pittura per sottoporre le immagini a un processo di "decristallizzazione": quei frammenti di realta' che l'ideologia ha cristallizzato, ha irrigidito, ha fissato in uno schema coercitivo e rassicurante, attraverso il gesto di dipingere viene reso fluido, viene riportato alla sua magmatica consistenza, alla sua essenza conturbante. Un sano senso di inquietudine attraversa queste opere: un'inquietudine paradossalmente catartica, in grado di liberare dalla felicita' obbligatoria che accomuna tutti i regimi. E' come se la pittura fosse in grado di "radiografare l'immagine", di svelarne l'energia sottesa, e forse anche la sua carica distruttiva, che e' pur sempre meno pericolosa di una confortante aridita'. Senza alcun dubbio i dipinti di Mimmo sono antioleografici, ma in un'accezione ampia del termine. All'oleografia dell'arte di stato si e' oggi sostituito uno stile di massa che prescrive di essere leggeri e vagamente cerebrali, di occuparsi esclusivamente della propria quotidianita', di lasciare sempre il giudizio in sospeso. Praticare una pittura densa e tormentata che non rinuncia al proprio peso specifico, cercare di fare i conti con la storia e non solo con la propria biografia, emettere un giudizio, per quanto non definitivo, sulla realta' aiuta a ricordare che la realta' esiste ancora, che non e' stata affatto eclissata dal qualunquismo olografico di certe immagini. Percio' non credo di sbagliarmi se affermo che questi dipinti eseguiti con un linguaggio espressionista hanno un'anima profondamente e minacciosamente realista.
 
FOTOESPRESSIONISIMO: CUL–DE SAC DELL'IDEOLOGIA
Jacqueline Ceresoli

L'arte contemporanea registra, trascrive, rappresenta, trasfigura, visualizza, altera lo sguardo sulle complessita' del presente, immobilizza l'istante che prima o poi diventera' storia, Di Marzio iconizza frammenti di realta' mescolando ineluttabilmente l'arte con la vita. Mimmo Di Marzio e' giornalista e pittore, la prima attivita' e' consequenziale alla seconda e viceversa scrive cio' che vede, ma dipinge l'idea, l'essenza, la sintesi della realta', elaborando una pittura di getto e un linguaggio foto–espressionistico e trasforma l'ideologia in un'icona., riconoscibile ma cronologicamente databile. La sua cronaca di fatti fagocitati dall'immaginario collettivo lo trasforma in un investigatore e voyeur del suo tempo: la realta' esiste perche' la comunica attraverso la scrittura che rimanda immagini, scenari di vita, fatti di cronaca, giocando sulle ambiguita' della visione, sulle contraddizioni e soprattutto le attese di chi guarda le sue trasfigurazioni di ordinaria follia. Di Marzio e' una pedina determinante della comunicazione che opera nel "villaggio globale" in cui viviamo, dove l'immagine e' piu' importante del fatto reale e l'evento e' assurto a icona per le masse. Osservando le sue opere ad olio ( 2000–09) esposte per la prima volta in questa occasione, il messaggio e' chiaro: la notizia in prima pagina e' la pittura utilizzata come medium di riflessione critica della modernita', del Novecento, secolo dei conflitti, che si e' chiuso con il crollo delle ideologie socialiste e nazionaliste, la fine delle destre e sinistre, lasciandoci l'eredita' scomoda della crisi dei valori e il fardello delle ideologie religiose, alimentate da un fanatismo inquietante. A noi naufraghi nel liberalismo mediatico, fluttuanti di un mondo globalizzato sempre piu' piccolo e in crisi di identita' e senza morali o pudori, non resta altro conforto che illuderci di leggere verita' nascoste nell'arte, alternativa laica della religione, cercando codici simbolici e metaforici dentro i segni e i colori, come foto espressionistiche istantanee di ideologie diventate nel XXI secolo icone pop. Per Di Marzio il fatto di cronaca e' pensiero che diventa azione visiva e medium di riflessione, la cui sigla caratteristica sono personaggi e i fatti, le vittime e i carnefici della comunicazione. Il XX secolo, nel bene e nel male, ha visto la pittura protagonista dell'astrattismo, del realismo, nonche' della nuova figurazione post avanguardie degli anni Sessanta–Settanta: disegni, ritratti, figure, segni, forme e macchie di colore per chi guarda suscitando sensazioni, riflessioni, curiosita' ed evocazioni. Di Marzio e' testimone oculare di un presente complesso e contraddittorio, e' della generazione dei nati negli anni Sessanta , epoca di mezzo dell'avvento dei media, che non ha vissuto in prima fila il 68, il terrorismo, l'impegno sociale, le lotte politiche, le rivoluzioni rosse e nere, ma si trova a raccontare le mattanze ideologiche che hanno caratterizzato il secondo Novecento nell'incubo della guerra fredda, senza crisi di ideali. I suoi dipinti mettono sotto inchiesta l'uomo come causa ed effetto nelle sue barbariche gesta compiuteper mascherare la violenza del potere dietro le ideologie del passato. E' cronista dei nostri tempi nella rappresentazione di personaggi, di fatti di cronaca ed evocazioni che vanno ben oltre la realta' a cui inequivocabilmente si ispira. Le sue opere non sono fotografie, fotocopie oppure copie di immagini scaricate da internet, bensi'radiografie, scannerizzazioni delle ideologie di destra e di sinistra, delle rivoluzioni socialiste e nazionaliste del XX secolo, oggi declinate in un fanatismo religioso che tiene con il fiato sospeso l'Oriente e l'Occidente. Di Marzio rimette in questione la comunicazione e l'arte finalizzata al potere, condannando ogni forma di celebrazione mediatica del potere politico e del fanatismo religioso, che condividono valenze ideologiche inquietanti. Nel suo caso il lavoro di cronista si mescola e si annulla nella pittura di gesto, dalla pennellata materica e il segno denso, passando per la rappresentazione dei media; cosi' in bilico tra realta' e visione ci rimangono foto–impresse le sue opere icona contro le ideologie di tutti i tempi qui trasformate in "negativi della violenza psicologica". A destra e sinistra , non ci sono ne vincitori ne vinti, entrambi hanno subito le disastrose conseguenze del conflitto e del fallimento umano, quando si elegge l'ideologia e non la liberta' come sovrana. Sono esposte inquietanti grandi tele che rappresentano, una la parta dell'esercito dei bambini–caporali in camicia nera dal volto adulto, automi dell'odio e dell'intolleranza e l'altra un gruppo di soldatini cinesi, maoisti , spersonalizzati nelle loro divise rosse sangue. Il colpo di grazia ci arriva dall'esercito delle suore di Lourdes ritratte di schiena, disposte in fila sulle sedie a rotelle come discepole del "Dottor Stranamore" del film di Kubrick, ammantare dalle tuniche nere e copricapo bianco, macchie cangianti che irradiano un'atmosfera cupa. Sulla parete della galleria fa capolino un opera drammatica: una Medea del nostro tempo, dall'espressione tragica, con la mano che regge il volto: e'il ritratto della Melanconia. Questa e' la vedova della speranza che guarda attonita il prodotto della stupidita' umana: i ritratti dei martiri del nostro tempo, gli eroi iconizzati dai media, vittime carnefici di una civilta' inorganica che ha perduto il senso della vita. I colori della tavolozza di Di Marzio sono nero, grigio, bianco sporco, blu "internettiano", viola dai toni espressionistici, che esprimono l'essenza umana, l'odio e l'amore, l'istinto e l'erotismo sintetizzati nell'opera che rappresenta un uomo e una donna divorati dalla passione: simbolo della vita che contiene la morte. Noi spettatori, argonauti della ragione, in queste opere cerchiamo non fatti di cronaca, luoghi, personaggi reali, ma icone di appartenenza a un ideale community mediatica, per non sentirci soli e vertiginosamente sospesi nello spazio infinito dei facebook della stupidita' umana.
 
LA PITTURA DELLE IDEE
Paolo Manazza
Se e' vero che i veri intellettuali, generalmente, anticipano i tempi allora non vi e' dubbio che Mimmo Di Marzio lo sia. E se e' altrettanto vero che il confine dei linguaggi creativi sia diventato risibile, per via del ritorno a un concetto dialetticamente universale del bello, allora finalmente possiamo auspicare gli splendori delle contaminazioni. Infischiandocene bellamente delle carceri semplificatorie dell'idiozia. I tempi ineguagliabili e i confini inesistenti nel fare arte, nell'usare l'intelletto stanno, anche se lentamente, riemergendo. L'agire materiale intorno all'idea, il riflesso rinascimentale della ricerca a tutto campo, l'afflato wagneriano all'opera d'arte totale, l'approccio fenomenologico al mondo. Dategli il nome che vi pare. Il punto e' lo stesso. Giudicare l'espressione di un linguaggio, non il personaggio incasellato in un ruolo che lo esprime. Sembra un paradosso nell'epoca dove esiste solo cio' che passa nei circuiti televisivi. Eppure e' cosi'. L'artista o l'intellettuale "pre–vedono". Ossia "vedono prima". L'intuizione wharoliana dei quindici minuti di gloria per tutti appartiene al passato. E' superata. Oggi quel quarto d'ora di celebrita' e' diventato l'anticamera dell'inferno.. Il prezzo da pagare e' troppo alto per l'anima. Che appena tocca il video muore. Anche la televisione e' morta. Tutti vogliono apparirci. Tutti appaiono. E dunque nessuno piu' si distingue. Perche' tutti si confondono. Ma insieme alla débâcle del video–linguaggio di massa muore anche il simulacro dell'ideologia. E' vero, il pensiero ideologico dovrebbe essere gia' scomparso. Ma l'ideologia tecnologica non ancora. E' in coma. Con l'ultimo respiro della televisione cedera' di schianto anche il simulacro dell'ideologia. Tutto lentamente andra' a ricomporsi in una dimensione post–naturale. Dove il"fare" arte varra' piu' del "valore" dell'arte. Dove la pittura tornera' ad essere soltanto l'utilizzo miscelato di forme e colori. L'idea e il lavoro di Mimmo Di Marzio nel proporre una sequenza di lavori pittorici sotto il titolo "Ideologica" e' per queste ragioni interessante. I piani scomposti delle sue immagini, una stesura apparentemente sottomessa al disegno ma in realta' eccitata da una gestualita' nervosa rendono questi lavori molto contemporanei.. Ma soprattutto sono grado di sciogliere, nell'acido poetico dell'olio su tela, la rigidita' mortale di qualsiasi pensiero ideologico. Costretto "sbandando" a cozzare contro gli spigoli aguzzi di una realta' molto piu' avanti della sua stessa immaginazione. Ha ragione il curatore Roberto Borghi quando descrive la pittura di Mimmo come un linguaggio insieme "espressionista" e "minacciosamente realista". Da oggi in poi ci si avvia alla tappa finale degli "ismi" Quello che conta e' cio' che singolarmente viene trovato nella ricerca della poesia attraverso l'arte. Qualsiasi tipo di arte. Partorita da chiunque ci riesca. Siamo al funerale dei "patentini". Figuriamoci dei ruoli. Dipingere tornera' ad essere quello che era. E questi lavori di Di Marzio hanno la pancia piena di pittura. Gocciolano di senso. Sono capaci di volare passando persino dalla complicata finestra del monocromatismo. E' la strada giusta per fare arte. Quella dietro l'angolo. Che sta arrivando. "Una fantasma si aggira per l'Europa" Quello dell'arte!! ah ah ah ah ah ah ah
 
 
con testi di Roberto Borghi, Jacqueline Ceresoli, Paolo Manazza
 
 
 
Alcune immagini di opere in mostra:
 


 


WANNABEE GALLERY Via Thaon de Revel 3, Milano
orari di apertura: Lun-Ven: 11:00 - 20:00 Sab 11:00 -19:00
info - be@wannabee.it - www.wannabee.it - tel. 0236518733

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