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Crisi economica

 
CINA: LA CRISI NON RISPARMIA
IL MERCATO DELL’ARTE

 

Liu Wei "Love it! Bit it!", fonte
http://www.saatchi-gallery.co.uk  


di Mariangela Maritato


Di fronte all’ondata della crisi non c’è scampo. Se ne stanno accorgendo anche i cinesi che iniziano a stringere i denti affinché il grande impero che pian piano erano riusciti a costruire non crolli miseramente sotto i colpi della recessione. L’Asian Art ad Hong Kong di Christie’s (30/11 e 1/12/08) che ha visto all’incanto i pezzi migliori della collezione del celebre regista Oliver Stone, aveva già segnato una controtendenza rispetto ai mesi precedenti, con opere come Bloodline:Big family No.2 di Zhang Xiaogang o Swimmers di Liu Wei, tutte aggiudicate sotto la stima minima. E dalla Repubblica Popolare arriva ora notizia che molti artisti sono costretti a chiudere i loro studi in quartieri divenuti troppo costosi,  come il distretto 798 di Pechino e quello M50 di Shanghai.

I collezionisti stranieri restano un perno per il mercato ed alcune gallerie e mercanti non hanno perso l’entusiasmo. Tanti altri, però, iniziano a diventare pessimisti. Come Jacopo Cordero, mercante italiano di arte cinese e proprietario della Shangheye Gallery che aveva giù notato 4 mesi fa che il mercato stava nettamente rallentando.

“Il 2008 è stato un anno positivo per le vendite ed ho avuto un giro d’affari di circa 800.000 euro” ha dichiarato alla rivista internazionale The Art Newspaper. “Ad Ottobre, però, non abbiamo venduto più nulla”.

“Le vendite non vanno più bene come prima” conferma Fu Min, manager della coreana Artside Gallery di Pechino che, nonostante la fase di contrazione del mercato, è riuscito però a vendere, nel corso dell’ultima mostra dell’artista Oh Soufan, diversi pezzi da 60.000 dollari l’uno.

Alcuni resistono, altri preferiscono chiudere i battenti in attesa di tempi migliori. E’ il caso della Galerie Michael Schultz che ha chiuso la sua sede di Pechino progettando di aprire un nuovo spazio nel distretto Caochang della capitale il prossimo anno. L’incoraggiamento, a quanto pare, arriva dall’Europa. “Stiamo vendendo ancora bene in Germania” ha dichiarato Schultz

L’Ullens Center fot Contemporary Art di Pechino, per contrastare gli effetti della recessione, sta puntando sulla sponsorship commerciale e quindi sulla collaborazione con la maison francese Dior. Molti degli artisti più famosi del Paese, come l’artista e designer Zhang Huan, hanno accettato di esporre i loro lavori insieme ad alcuni pezzi della collezione dell’azienda omaggiando lo sponsor con creazioni ad hoc.

Un banco di prova per l’arte cinese sarà l’Expo mondiale del 2010 a Shanghai. Gli organizzatori hanno già fatto sapere che per il complesso delle manifestazioni artistiche in programma saranno spesi circa 2 miliardi di fondi governativi. Un assaggio c’è già stato ad Ottobre in occasione del Festival internazionale Shanghai Arts che ha visto arrivare tantissimi artisti stranieri ai quali le autorità cinesi hanno offerto vitto e alloggio. I nomi più in voga dell’arte contemporanea hanno già ricevuto nomine importanti, come Xiao Hui Wang che ha dichiarato al The Art Newspaper che farà parte della commissione per il Padiglione di Shanghai.      

Commenti

Cecilia Freschini
27/03/2009 10.20
Se non c'è qualità non ci deve essere mercato. Ben venga la crisi in Cina, un toccasana per il sistema artistico locale.
Girolamo Marri
16/04/2009 10.54
Cecilia ha ragione. In Cina il mercato dell'arte, così come tutta la scena artistica, deve normalizzarsi.Era prevedibile che una bolla speculativa gonfiatasi così fragile e in un tempo così breve, esplodesse.
Non è un male che chiudano i battenti un po' di bazaar dell'arte e se ne tornino a casa un po' di ladri col pennello, insieme a tutti i loro assistenti.
Se tutto va bene possiamo sperare in un mercato più equilibrato, dove artisti più convinti mettano cuore e impegno nei loro lavori, e che cuore e impegno mettano i galleristi nel promuoverli e i collezionisti nel comprare le loro opere.

un commento un po' troppo astioso forse, ma mi sento già meglio dopo averlo scritto.
il direttore 
16/04/2009 15.53
ma no Girolamo, il tuo commento non è per niente "troppo astioso" è scritto con il cuore e da me totalmente condivisibile. sono felice che tu sia stato meglio dopo averlo scritto. è un piccolo ringraziamento anche al nostro grande lavoro. grazie Girolamo
Cristiana Curti
16/04/2009 18.15
Ricordo che solo tre anni fa alla fiera d'arte bolognese garrule signore e giovini baldanzosi acquistavano a prezzi che per un nostro artista avrebbero tirato allo spasimo (o non avrebbero accordato) telacce orrende in rutilanti nuovissime gallerie di Shanghai e Pechino. Ricordo (e conobbi anche) uno di questi elegantissimi galleristi e ascoltai ciò che raccontava (di come aveva aperto la galleria, del fatto che l'artista era un suo cugino - in Cina, dai racconti di Liao in poi, sono tutti cugini... - e di come il prezzo del giorno prima dell'orribile quadrone fluò alle sue spalle fosse già aumentato del venti per cento). Mi sembrava tutto molto simile a certo costume cinese di "colonizzazione" e "spodestamento" di nostre industrie di buona qualità: lavoro a ritmi serrati, tenacia senza scampo, forte propensione al guadagno finché dura (poi si cambia settore), scorrettezze deontologiche... Solo che qui era tutto alla luce del sole e la gente accorreva come dietro al pifferaio magico.
Intanto, pochi mesi dopo, alla (non bella) fiera milanese si presentavano alcuni galleristi cinesi con opere magnifiche e di grande poesia. Relegati - come solo a Milano può accadere - in postazioni inarrivabili, sentii che nulla avrebbero venduto e, peggio ancora, poco avrebbero fatto conoscere delle ottime proposte che anche dalla Cina arrivavano. E così purtroppo accadde.
Conviene sempre comprare ciò che si conosce e, senza voler a tutti i costi fare inutile apologia nazionalistica, seguire costantemente gli artisti che ci piacciono. Ma se non vedi alla fonte, se non frequenti le gallerie del posto, c'è poca probabilità (a parte le biennali di Venezia e i manifesta di Kassel e le fiere di Basilea, ma è troppo poco)di avere bene chiaro il panorama dell'arte di un Paese così distante da noi culturalmente (il quale, per farsi spazio in un nuovo mercato non esita a scopiazzare da noi per entrare facilonamente nei nostri cuori).
Non tutto è marcio in Danimarca, però, e ho la sensazione che, invece, con il flop dell'arte (brutta) cinese, la crisi c'entri poco. C'entra di più la poca sostanza e il molto fumo venduto agli sprovveduti. Proprio come accade con le finte borsette di Prada o di Gucci che molti di noi comprano agli angoli delle strade pensando di fare un buon affare.
Cecilia Freschini
18/04/2009 07.42
Hai ragione Cristiana: il "Caso Cina" e la recessione sono due cose distinte. Il mercato dell'arte cinese sarebbe inevitabilmente entrato in crisi e ripulito (spero per bene) in ogni caso..
Come dici tu qui si trovano dei lavori meravigliosi, pieni di poesia, spessore e responsabilità, grida soffocate che, per varie ragioni, rimangono in attesa di una voce...
Claudia 
18/04/2009 08.55
Purtroppo chi si trova in Cina da poco tempo e chi ha iniziato ad occuparsi di arte cinese solo in concomitanza con il "boom" non ha una reale percezione di quello che e' stato, e', e sara' dell'arte contemporanea cinese... Le cose andrebbeo analizzate piu' approfonditamente e consapevolmente.
Kika 
05/02/2010 14.52
GRANDE JACOPO!!! LO SAPEVI CHE SARESTI DIVENTATO UN GRANDE!!!
K.
ebe biotto
15/02/2010 11.29
TUTTA LA MIA STIMA A JACOPO CORDERO

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