L’immaginazione artistica non ha limiti, soprattutto in SL (Second Life). E ora che si sta affievolendo sempre di più il divario fra ciò che è virtuale e ciò che è reale, i due universi, quello di SL (Second Life) e di RL (Real Life), sono destinati a confinare senza più barriere insormontabili.
In attesa che quest’osmosi divenga completa, e non vi sia più alcuna distinzione fra un mondo e l’altro, almeno a livello di sperimentazione e compravendita, alcuni limiti tuttavia oggi rimangono. Anche se, probabilmente, spariranno a breve.
La barriera principale è costituita dalla mancata tangibilità delle creazioni, dato che non è ancora possibile, ad esempio, acquistare un’opera d’arte in SL per poi esibirla nel salotto di casa. Anche se l’ambientazione potrebbe risultare più fattibile di quello che si pensa; se infatti si trattasse di un quadro, basterebbe munirsi di uno schermo piatto da appendere a una parete, e su questo far scorrere il nostro investimento virtuale. Se invece ad appassionarci fosse la scultura, un ologramma in 3D potrebbe risolvere l’impasse, e ci permetterebbe di godere della scultura -acquistata su SL- nei nostri appartamenti.
Prendiamo ora uno degli scultori che va per la maggiore in SL, Cheen Pitney (ovvio pseudonimo di un avatar). Le sue sculture sono il frutto di ingegneria in 3D e le sue opere possono andare da L$ 300 (poco più di $1 americano) per la già famosa “Second Life Hand”, a L$ 5000 “Neptune on the Waves”. Entrambi esposti nella sua galleria, Peacefools Scuplure Gallery. Le opere di Pitney sono sparse per tutto l’orbite di SL, con l’ammirazione di committenti e residenti, e il personaggio è divenuto in poco tempo una celebrità, equiparabile al nostro rinascimentale Donatello.
Ora, se a turbarci è proprio quest’immaterialità del mondo di SL, e se l’obiezione più palese è che Donatello scolpiva il marmo e le sue opere sono solidamente durate nel tempo, mentre quelle di Pitney sono il frutto di tecniche informatiche non tangibili, contro quest’obiezione -più che legittima- si potrebbe argomentare che nel giudicare un’opera d’arte il parametro dominante è la creatività vs la materialità. L’argomentazione non è soggettiva. Basti pensare ai disegni di Leonardo, quelli raffiguranti macchine da guerra e per il volo, che trovarono una realizzazione materiale solo a distanza di qualche secolo. Le idee e le visioni di Leonardo avrebbero potuto apparire all’epoca immateriali, o almeno difficili da materializzare, ma furono proprio queste idee che lo resero immortale. Oggi molti di questi disegni sono gelosamente custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano come reliquia d’arte e di genialità. Forse è un po’ prematuro parlare di Pitney come di un novello Donatello o Leonardo, ma la sua creatività e abilità tecnica (o tecnologica) sono indubbiamente tangibili, e potrebbero covare in seno la potenzialità di scuotere, o almeno minacciare, il mercato d’arte contemporanea del nostro secolo e del mondo a venire.
I cavilli forse, che ostacoleranno questo travaso da SL a RL e che potrebbero porre dei dubbi sulla paternità dell’opera d’arte, sull’uso, la divulgazione, la notorietà ed il copyright, saranno legali e burocratici, e tutti ancora da capire. In un modo che dovrà essere esplorato e colonizzato non solo fisicamente e virtualmente, ma anche filosoficamente e concettualmente. Cheen Pitney ha un blog che merita d'essere visitato:
http://cheenpitney.blogspot.com (F.Z.)