diretto da Paolo Manazza
venerdì 21 novembre 2008
I beni culturali sono un immenso giacimento di una particolare “materia prima” a disposizione dell’Italia. E’ questo il nostro petrolio, e siamo chiamati a valorizzarlo. E’ difficile gestire al meglio questo immenso patrimonio, difficile tutelare e valorizzare ogni sito, palazzo, castello. Difficile: ma non sarebbe forse conveniente provarci? Il settore cultura e il settore turismo culturale possono crescere in Italia? E perché non dovrebbero avere questa potenzialità? Eppure l’Italia investe in questo settore scarse risorse. Molti paesi stranieri che non hanno le nostre risorse hanno puntato sull’investimento nell’arte contemporanea e grazie ad una buona organizzazione e comunicazione hanno rosicchiato importanti quote di mercato. Il mercato dell’arte contemporanea è molto sviluppato in paesi come gli USA, Gran Bretagna, e un po’ meno in Germania, in Francia e fa da volano a grandi musei. E l’Italia? A confronto appare come un mercatino di provincia. Oggi Alain Elkann, neo consulente del Ministro del MIBAC Sandro Bondi, sostiene che investire in cultura e arte porta crescita all’economia, e ci avverte che il ministro è sensibile a questi temi e che si pensa a una facilitazione fiscale per gli investimenti in arte. Il nostro commento è: speriamo che si passi dalle parole ai fatti, e che il conto spesa del settore culturale pubblico aumenti, e aumenti con intelligenza. Anche per dimenticare il caso dei fondi sottratti alla cultura, quando ministro era Urbani, per destinarli alla missione in Iraq. La parte del PIL che l’Italia dedica alla cultura è molto inferiore a quella, ad esempio, che vi dedica la Francia. Ma in Francia, d’altra parte, pochissimi musei sono gestiti direttamente dal Ministero, al contrario che in Italia. E’ molto importante, quindi, la creazione di nuovi soggetti “gestori museali”, che vanno responsabilizzati sulla cura del patrimonio pubblico, ma anche favoriti e incentivati economicamente, perché un museo è una attività in perdita che porta, tuttavia, crescita e utile all’economia del territorio circostante. Se il nostro settore turismo culturale tiene grazie alle immense risorse artistiche (spesso abbandonate) non si vede perché, in un’epoca in cui l’industria manifatturiera soffre la concorrenza imbattibile di paesi emergenti a basso costo della manodopera, l’Italia non debba puntare alla difesa e alla crescita di questo settore in cui abbiamo noi risorse “imbattibili”. Un momento importante di questo processo, almeno per la Lombardia, potrebbe essere la realizzazione delle infrastrutture per l’EXPO 2015. Ingenti risorse finanziarie potranno essere utilizzate per creare vie, spazi espositivi e ricettività. E sarà molto importante la scelta tra la creazione di nuovi punti di attrazione legati a beni culturali, o, in alternativa, la realizzazione di “villaggi olimpici” come contenitori che una volta finito l’evento resteranno come cattedrali inutili. Un esempio per i molti è quello della Villa Reale di Monza, con infinite possibilità di rinascita e una lunga storia di fallimenti. Il progetto di restauro oggi è legato all’Expo, ma sembrerebbe dedicato a creare in questa grande Villa una “foresteria” per la Regione: con che indotto per il territorio? Vicenda comunque da seguire ed approfondire. Un altro segnale dei tempi è la realizzazione a Torino, ed oggi a Venezia, di una fondazione mista (pubblico-privata) per la gestione dei musei della città. In questi progetti un ruolo fondamentale lo giocano le fondazioni di erogazione bancarie. Le banche sono importanti “mecenati” oggi in Italia, ed anche esse potrebbero fare di più e, perché no, trarne un maggior utile in termini di immagine e comunicazione. Recentemente questi argomenti sono stati approcciati dall’AIAF, Associazione Italiana degli Analisti Finanziari, oltre 1.100 analisti iscritti, attraverso il gruppo di lavoro “Gestione finanziariamente sostenibile dei beni culturali” che il sottoscritto dirige. Il principio che ci guida è la ricerca di una via di crescita per i progetti culturali, laddove l’aspetto della sostenibilità finanziaria è sempre più importante, visto il sostegno calante da parte dello Stato che deve sopportare il peso del suo indebitamento. Ma, d’altra parte, il mondo finanziario deve misurarsi su un terreno, la cultura, spesso lontano, per formazione e tradizione. Occorre quindi sempre più interdisciplinarità nel settore gestione della cultura, per portare avanti progetti di qualità e vincenti. Come primo lavoro, restando vicini alle proprie radici, l’AIAF ha affrontato lo studio del ruolo delle banche nel mondo dell’arte in Italia. Proprietarie di collezioni, sponsors di manifestazioni ed eventi, gestori diretti di sedi museali. Le banche, sembra, abbiano nell’arte un settore di attività non tipico, ma di certo ricorrente. Soprattutto le banche di più antica storia hanno collezioni e tradizioni molto rilevanti, ed anche le banche che sono state sotto la guida di Presidenti illuminati hanno collezioni di valore. Il recente processo di concentrazione del settore bancario in Italia ha poi generato dei gruppi di grande impatto e potenzialità anche per il mondo dell’arte e della cultura. Ma per crescere si tratta, anche qui, di ottenere quella giusta mediazione e conoscenza tra i due mondi: economia e finanza da un lato, cultura e arte dall’altro. Prossimamente descriveremo, anche attraverso Arslife, cio’ che emerso, e che ci sembra un buon punto di partenza. La prima pubblicazione è stata già effettuata: il quaderno AIAF 138: “La gestione dell’arte nelle banche” con contributi importanti: Intesa Sanpaolo, Unicredit, BNL, Collezione Peggy Guggenheim, Fondazione Mazzotta, Università di Milano Bicocca, Il Sole 24 Ore. E su questa pubblicazione vi sarà un incontro pubblico a Milano il primo ottobre prossimo, presso Santa Maria delle Grazie, un luogo d’arte simbolo del nostro paese, che custodisce “L’ultima cena” di Leonardo. Questo genere di attività ha proprio lo scopo di fare opinione e creare una ampia collaborazione intorno all’idea che investire in arte (antica, moderna, contemporanea) e beni culturali faccia crescere sia lo spirito che l’economia. E forse bisogna convincersi che temere una “contaminazione” dell’arte da parte della finanza sia solo una immotivata paura del passato, un rischio assolutamente calcolato e gestibile. Ovvero necessario. Da questo punto bisogna poi avere il coraggio di additare i guasti del sistema di gestione della cultura e del mercato dell’arte in Italia, per ottenere un futuro migliore.
Nome: (Obbligatorio)
Cognome:
Email: (Non verrà pubblicato) (Obbligatorio)
I commenti non compaiono immediatamente, devono essere moderati dalla Redazione.
Cerca:
ArsLife
ArtValue
ArtPrice
ArsValue
avvia la ricerca