diretto da Paolo Manazza
venerdì 21 novembre 2008
Da Trento a Bolzano il “tutto e di più” in nome della sperimentazione. Divertente, ma... di Paolo Manazza e Mariangela Maritato
4 grandi mostre. 3 équipe di curatori. Oltre 230 addetti ai lavori tra artisti, architetti, scrittori, esperti da tutto il mondo. Un perimetro di 150 chilometri per raggiungere le quattro sedi espositive da un capo all'altro del Trentino Alto Adige (Trento, Fortezza, Rovereto, Bolzano) e le oltre 110 manifestazioni collaterali disseminate un po' ovunque sul territorio. Non sarà facile per l’inerme spettatore poter guardare e ascoltare le circa 500 opere realizzate dai 118 artisti provenienti da diversi paesi e riuniti in “Manifesta 7”. Un’esposizione che può lasciare disorientati. La ricerca contemporanea –più concettuale che figurativa- che propone quest’evento itinerante si risolve perlopiù in opere che cercano di creare o di riproporre un’atmosfera. L’essenza dell’arte che si pensa, si respira, si percepisce ma non si tocca. E dunque quasi non resta, dando la sensazione di perdere, sin dal principio, la sua sfida con il tempo. Tanti i video, diverse le performances - alcune studiate per coinvolgere direttamente il pubblico - e installazioni d’impatto. Land art. Opere epidermiche. Il trionfo dei valori gnoseologici dell’attività creativa sulle valenze artistiche tradizionalmente intese.
L'integrazione tra arte e ambiente naturale e sociale, come quella tra arte e spazio circostante, tra arte e memoria dei luoghi, è uno degli obiettivi primari di questa prima biennale europea approdata in Italia, fondata e diretta dall'olandese Hedwig Fijen fin dalla sua nascita in Olanda, nel 1996. Un’arte pensata e diretta a tavolino. Ogni due anni gli organizzatori selezionano una sede diversa: da qui la scelta degli spazi espositivi e la conseguente elaborazione dei progetti artistici legati ai luoghi.
E' invece dedicata alla figura di Fortunato Depero, la performance intitolata «Carro Largo», un lavoro dell'artista svizzero Christian Philip Müller, che fa rivivere una vecchia idea futurista: quella di una parata artistica a Rovereto con il coinvolgimento di tutti gli abitanti e della banda locale. L'evento si è svolto il 19 luglio ed è stato filmato e quindi riproposto anche sotto forma di opera d'arte riproducibile. Mercificabile.
Anche l'italiano Luigi Ontani ha fatto un intervento, in costante dialogo con le vetrate all'ingresso del palazzo delle Poste di Trento firmate dal futurista Trampolini.E' articolata in tre luoghi diversi – le ex Peterlini, la Manifattura Tabacchi e la stazione ferroviaria - la mostra curata a Rovereto dall'artista Adam Budak, intitolata «Principle Hope». «Le ex Peterlini, uno spazio privato industriale che è poi rimasto a lungo occupato dagli anarchici, ha ispirato il lavoro immateriale di Daniel Knorr - spiega Fabio Cavallucci, coordinatore della mostra di Trento e Rovereto – che ha suggerito la sua trasformazione in un luogo pubblico, per tutta la durata di Manifesta7. Uno spazio senza porte né barriere anche di notte». L'artista Runa Islam, invece, ha realizzato un video partendo dalla scritta rimasta su una parete che recita: « La casa è di chi la abita».
A Trento, infine, Anselm Franke e Hila Peleg sono i curatori della mostra «The Soul» nell'edificio razionalista che fu sede delle Poste dagli anni Trenta. «L'esposizione ha un'impronta fortemente immateriale, giocata sugli intrecci invisibili tra anima, psiche, inconscio – spiega il coordinatore – ed evoca il ruolo fondamentale, in ambito religioso, della città di Trento e del Concilio che nel sedicesimo secolo sancì la separazione tra cattolici e protestanti».
Un tentativo di dare nuovo significato al vecchio con la cipria del moderno. I diversi luoghi – come l’ex Alumix di Bolzano, la Fortezza o il Palazzo delle Poste di Trento – tutti con una loro storia, sembrano una ricorrente ossessione per i curatori di Manifesta 7, edizione italiana della biennale d’arte contemporanea di ricerca europea che si può visitare fino al 2 novembre in Trentino Alto Adige. Dalla scelta delle sedi delle mostre - molte accumunate dal prefisso linguistico ex - emerge infatti la volontà di capire quale sia la dote tramandata dal tempo, quali le implicazioni e gli effetti, nella nostra epoca, dell’ingombrante idea di progresso che ci è stata affidata in un momento in cui la storia è già stata scritta. Non resta da fare altro, insomma, che negarla o falsarla con opere, perlopiù concettuali – video, performances, installazioni – che segnano il trionfo dei valori gnoseologici dell’attività creativa sulle valenze artistiche tradizionalmente intese . Ma che sono, allo stesso tempo, il sintomo di un declino postmoderno testimoniato dal proliferare di un’arte duchampiana, di un “just made” oramai visto e rivisto e spesso incapace di essere realmente propositiva e rivoluzionaria. A Manifesta 7 si ha quasi la sensazione di trovarsi di fronte a un’arte che, invece di integrarsi con l’ambiente naturale e sociale, sembra voglia “farsi da parte” per lasciare spazio e valorizzare ciò che l’ha preceduta – gli edifici, gli spazi, la storia, le scritte sui muri, gli oggetti di recupero – e soprattutto una pratica curatoriale riflessiva, più attenta ai risvolti etico-sociali che estetici. Le considerazioni presentate nei corposi cataloghi che corredano le mostra, come “Companion”, un volume che raccoglie i contributi critico-teorici, fanno infatti frequente ricorso ad un’analisi di natura socio-antropologica che si riflette nel taglio che si è voluto dare all’esposizione, sviluppare cioè tematicamente la mostra, prediligendo i luoghi ed i lavori ad i nomi. Molti artisti, infatti, sono poco conosciuti, sia in Italia che all’estero. Nella maggior parte delle opere il vero protagonista è quindi lo spazio preesistente. L’ambiente post industriale dell’ex Alumix di Bolzano, ad esempio, che ha ispirato i Raqs Media Collective, tre artisti indiani di Nuova Delhi. Ben lontani dall’idea di esporre le loro opere in un luogo deputato all’arte, hanno deciso di lavorare sugli elementi che caratterizzano l’edificio. Nella mostra intitolata “The Rest f Now” è la polvere dei muri la protagonista. Un’intera parete è stata cosparsa di lattice gommoso trasparente e la polvere, rimanendo inglobata nella superficie, è stata poi staccata dal muro ed esposta al pubblico. Nell’ intenzione dei creativi, la testimonianza tangibile della memoria del luogo. Anche la Fortezza, edifico fortilizio in granito del diciannovesimo secolo, è una presenza che reclama silenziosamente il suo protagonismo. In questo posto, come spiega Andreas Hapkemeyer, coordinatore dell’iniziativa per le mostre di Bolzano e Fortezza, la squadra dei curatori – non gli artisti – ha optato per una mera partecipazione del suono, escludendo altre forme artistiche come dipinti o sculture per non creare antagonismi con l’ambiente. Le opere quindi – se così si possono definire – creano una sorta di tappeto di voci recitanti, in dieci lingue diverse, negli spazi lasciati rigorosamente vuoti. Un invito all’ascolto e alla meditazione in un percorso immateriale. Alcune opere sono già svanite o, nel tentativo estremo di conservarne la memoria, sono state filmate e salvate in dvd. E’ il caso della performance dal titolo “Carro Largo” dell’artista svizzero Christian Philip Müller che ha fatto rivivere il giorno dell’inaugurazione, il 19 luglio, una vecchia idea futurista: una parata artistica a Rovereto con il coinvolgimento di tutti gli abitanti e della banda locale.E’ l’immateriale che domina Manifesta. Come a Trento, dove Anselm Franke e Hila Peleg sono i curatori della mostra «The Soul» nell'edificio razionalista che fu sede delle Poste dagli anni Trenta. Intrecci invisibili tra anima, psiche, inconscio evocano il ruolo fondamentale, in ambito religioso, della città di Trento e del Concilio che nel sedicesimo secolo sancì la separazione tra cattolici e protestanti.E’ legittimo quindi chiedersi: a Manifesta 7, dell’arte e degli artisti, che cosa resta? Manifesta 7 La Biennale europea di Arte contemporaneaTrentino-Alto Adige dal 19 luglio al 2 novembre www.manifesta7.it> > _________________________________________________________________
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Manifesta 7 La Biennale europea di Arte contemporaneaTrentino-Alto Adige dal 19 luglio al 2 novembre www.manifesta7.it
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