diretto da Paolo Manazza
domenica 5 febbraio 2012
The Art Fair Age
Un’indagine sul sistema e il ruolo delle fiere d’arte nell’ultimo libro di Paco Barragan
“Le fiere d’arte, come la globalizzazione, non sono né un bene, né un male: riflettono semplicemente lo stato del mercato dell’arte. Ed essere contro le fiere, in qualche modo, è essere contro l’arte e gli artisti” dichiara Paco Barragan, critico e curatore indipendente spagnolo alla presentazione del suo libro “The Art Fair Age” (“L’epoca delle fiere dell’arte”), mercoledì 11 giugno presso la Federico Luger Gallery a Milano. Schietto, simpatico, ironico. Barragan, che si dichiara “collezionista privato” ed “amante della pittura, nonostante molti la considerino retrograda” in questi giorni si trova in Italia come membro della giuria internazionale del premio Adolfo Pini.
Che ci piaccia o no, le fiere d’arte dominano il mondo.
“E’ un mio dovere – sottolinea – contribuire a questo studio” che si presenta come un “racconto di un curatore e uomo di fiera”, un’analisi economica e sociologica che fonda le sue basi sul “Nuovo spirito del Capitalismo” di Luc Boltanski ed Eve Chiapello (Edizioni Akal,Madrid, 2002) perché questo “nuovo spirito, così contraddittorio e complesso da mettere in crisi l’intellettuale” travolge inevitabilmente il mondo dell’arte. Il libro analizza il sistema delle fiere dell’arte sezionandolo in ogni sua parte: il dibattito, lo stato delle cose, le fiere come centro urbano di svago e intrattenimento, la figura del curatore, il collezionista ovvero il protagonista del fenomeno fiera che sempre più spesso acquista con “l’orecchio, e non con gli occhi” puntualizza l’autore, mettendo in risalto come la pubblicità e la comunicazione che ruota intorno all’arte, oggi, crei un valore aggiunto tale da indirizzare le scelte di chi l’arte la compra. Sulle motivazioni del collezionista “tipo”, Barragan crea una piramide “schematica”, illustrata a pagina 76 del libro, alla cui base pone il “capitale sociale”. Collezionare arte, infatti, da prestigio e riconoscimento sociale. E’ un’etichetta inconfondibile presso i diversi strati della popolazione. Chi acquista lo sa bene non perde occasione per presentarsi agli altri come “un collezionista d’arte”. Al secondo livello Barragan pone il capitale finanziario. Le opere d’arte, cioè, come investimento per chi acquista. Al terzo livello troviamo le aziende che inseriscono l’arte nella loro strategia di mercato, come “brand”, marchio di riconoscimento e mezzo per attirare nuovi clienti e rafforzare così il loro capitale aziendale. Il vertice della piramide è costituito dai collezionisti privati che con l’arte soddisfano i loro bisogni estetici e intellettuali.
“Una percentuale minima” spiega l’autore, in quanto la maggior parte dei collezionisti costituiscono la base della piramide e solo alcuni passano agli altri livelli. Nel nostro sistema neo capitalistico la fiera d’arte ha assunto lo stato di Centro Urbano d’Intrattenimento (Urban Entertainment Center, UEC) presentato dai media come un centro culturale di alto livello. Si avverte insomma il desiderio, o la necessità, di equiparare sempre più il lusso all’ ”intelligentia”, facendola diventare prerogativa dei livelli più alti della stratificazione sociale. Un’esperienza economica insomma.
“La società è entrata in un’era in cui l’esperienza è diventata la più ambita offerta economica”. Se la società agricola offriva beni primari, quella industriale prodotti elaborati e quella post industriale servizi, la società di oggi offre esperienza. Paghiamo per fare esperienza o per accedere ad un determinato prodotto (Jeremy Rifkin, The Age of Access) e non tanto per il prodotto in sé. Prada vende uno stile di vita. La cena in un ristorante diventa un successo quando insieme al cibo propone un’atmosfera che rimane fissa nella nostra mente. E la fiera dell’arte è l’esempio per eccellenza del paradigma dell’esperienza economica: un centro dove una limitata offerta di opere d’arte in vendita – a differenza delle biennali e dei musei – permette di superare il ruolo di semplice spettatore per diventare “role player”, un giocatore di ruolo, soggetto attivo che cerca, contratta ed acquista un opera d’arte. Le fiera d’arte esisteranno non solo per la qualità delle opere proposte, ma per la qualità dell’esperienza che offrono. Barragan elenca anche alcune ragioni per spendere in arte, ricordando tuttavia di “acquistare solo ciò che ci piace davvero”.
Comprare opere d’arte stimola l’intelletto e la creatività. Offre alta fruibilità. Aiuta a diversificare i propri investimenti. Promuove i rapporti sociali e da prestigio sociale. Ma è soprattutto divertente e trendy!
di Mariangela Maritato
On Art Fairs as Urban Entertainment Centers; Art Fair Curators; Expanded Painting; Collecting; and New Fairism.
Autori: Paco Barragán. Prefaces by Amanda Coulson and Michele Robecchi
Casa editrice: Charta
Formato: 15,5 x 23 cm
Pagine: 200
Legatura: brossura
Illustrazioni: 68 illustrazioni in bianco e nero
Anno: 2008
Edizione: inglese / spagnolo
Prezzo di copertina: €29.00
Sfoglia qualche pagina del libro:
http://www.chartaartbooks.it/images/stories/files/pdf%20libri/ArtFairAge_sample.pdf
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