diretto da Paolo Manazza
giovedì 8 gennaio 2009
L’ARTE DELLA STRADA E DEL SEGNO
Boulevard de Belleville, 1990. Un cantante in concerto e un’esposizione organizzata dalla Perestroika Art production in collaborazione con l’emittente radiofonica parigina Fun Radio. Una stella a cinque punte di un rosso fiammante; scritte e volti che emergono dalla superficie e si intravedono tra le lacerazioni del cartone. Strappi fatti forse da un passante. Per divertimento o solo per rabbia. Su un manifesto pubblicitario stracciato si può leggere un po’ di vita cittadina. L’agenda culturale di un mese o di un anno passato. Quel manifesto è patrimonio di tutti, lì in fondo alla strada, fino a quando la firma di Jacques Villeglè non lo trasforma in un’opera d’arte. Ottantadue anni suonati, l’artista francese, maestro del movimento degli Affichistes ed esponente di quel Nouveau Réalisme teorizzato dal critico Pierre Restany, è in questi giorni a Brescia dove l’appena nata galleria Agnellini Arte Moderna, sorta dalle ceneri di un vecchio cotonificio, gli dedica una grande retrospettiva dal titolo Jacques Villeglé dagli anni ’60 a oggi (9 novembre – marzo 2009) curata da Dominique Stella e organizzata in concomitanza con la rassegna all’artista dedicata al Centro Pompidou di Parigi. In questo spazio bianco, arredato con linee essenziali ed illuminato da ampi lucernari la cui luce si riflette su un lucido pavimento di candido seminato alla veneziana (progetto dall’architetto Roberto Falconi) sono esposte circa 70 opere di piccolo, medio e grande formato (3x2 metri) in un percorso che va dai primi celebri décollages del periodo Affichiste ai più recenti segni-socio politici. I titoli sono quasi sempre nomi il nome di una strada. Musa ispiratrice di una vita.
E’ dal 1957 che l’artista bretone, nato in provincia e studente d’architettura a Rennes e Nantes, inizia a creare una pratica artistica nuova che ha mutato il linguaggio pittorico tradizionale: quella del recupero artistico del manifesto lacerato. Azione che in quegli anni, in Italia, veniva sperimentata dall’artista calabrese Mimmo Rotella. I supporti pubblicitari, già lacerati o invecchiati dal tempo, vengono rielaborati con un gesto rabbioso, di contestazione e di negazione del gesto pittorico stesso. Strappati dai muri, per strada, l’artista li attribuisce ad un mitico “laceratore anonimo” e diventano suoi solo quando li vende, che è anche il momento in cui li firma.
“Per gli Affichistes – spiega Dominique Stella – ciò che conta è la valorizzazione artistica della realtà quotidiana con lo scopo di rivelarne gli elementi significativi”.
Oggi Villeglé parla e scrive un linguaggio personale, sviluppato a partire dal 1969 e con il quale continua a creare opere che ricordano alcuni graffiti metropolitani, poesie visive assolutamente inedite composte con le lettere di un alfabeto che viene dalla strada, depositario di significati storici, politici e sociali.
“L’idea – ci spiega l’artista – è nata in seguito ad una visita di Nixon a De Gaulle nel febbraio del 1969. Alla vigilia della partenza del presidente americano, in tutta Parigi c’erano scritte sui muri che dicevano “Nixon go home!” e nella metropolitana ho addirittura visto una “N” di “NIXON” scritta con le tre frecce del partito socialista del 1933. Al posto della “I” c’era una croce di Lorena, al posto della “X” una croce uncinata; la “O” era il cerchio mediterraneo con la croce latina all’interno, e di nuovo le tre frecce di Serge Tchakhotine. Mi sono detto quindi: è un alfabeto che non esiste. Lo voglio realizzare!” Ciò lo ha portato quindi a scovare nella storia dei simboli e dei segni, compiendo un’operazione semiotica e filologica oltre che artistica. Come nei 500 piccoli volumi, numerati ed autografati dall’artista, che raccolgono i segni socio-politici realizzati da Villeglé per la città di Brescia, partendo proprio dal Leone Blu, stemma araldico cittadino.
“Il leone – spiega - è il re degli animali, simboleggia il potere, evoca il coraggio, la saggezza, la forza e la protezione radiosa. Astrologicamente, inoltre, ama piacere”. Un po’ come l’artista.
Jacques Villeglé dagli anni '60 a oggi
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