NOTIZIE

Un capolavoro di Gerhard Richter

 
"CLAUDIUS"
UN TURBINE DI COLORE

Gerhard Richter "Claudius", 1986, 311 x 406 cm.
(in asta da Christie's domenica 19 ottobre 2008, con "stima a richiesta").
INVENDUTO (L'ultima offerta in sala a 3,6 milioni di sterline NON supera la riserva) 
 
 
ECCO UNA SUGGESTIVA SCHEDA DI QUEST'OPERA


I Ritratti Astratti di Richter come Claudius sono il risultato di un gioco di scacchi, piuttosto che una battaglia. Dipinti molto lentamente, qualche volta sono creati davvero contemporaneamente ad altri.


Particolare 1 di "Claudius" 

L'artista trasloca da una tela all’altra, abbandonandole anche per giorni per poter riguadagnare la sua prospettiva obiettiva. Discutendo sull’ evoluzione di questi lavori, lui ebbe a dire: “Un ritratto come questo è dipinto in strati diversi, separati da intervalli di tempo. Il primo strato rappresenta soprattutto lo sfondo che ha un illusivo senso fotografico sebbene risulti senza usare alcuna fotografia. Questa prima parte potrebbe già farlo sembrare un quadro finito. Ma dopo un po' -quando lo capisco o ho visto abbastanza di lui- nello strato successivo posso decidere di distruggerlo parzialmente o di aggiungerci qualcosa. E cosi continuo, strato dopo strato finché non capisco che non c'è niente più niente da fare e il ritratto è finito. Alla fine diventa qualche cosa con cui io mi confronto in maniera incomprensibile ed autosufficiente. Un tentativo di saltare oltre la mia ombra. E’ un genere assolutamente costruito della spontaneità" (Richter, 1984 cit. in H.-U. Obrist (ed.), Gerhard Richter: La pratica quotidiana di dipingere. Scritti ed Interviste 1962-1993, trans. D. Britt, Londra 1995, p. 112).
 

Particolare 2 di "Claudius"

Richter con dolore spiega che i suoi Ritratti Astratti non sono il risultato di umori, di effusioni emotive o di tecniche di Action Painting. Loro sono gradualmente costruiti con un processo che rimuove ogni sembianza di figura che tenta di insinuarsi sulla tela.



Particolare 3 di "Claudius"

In questo senso, i Ritratti Astratti di Richter esplorano un territorio concettuale simile ai Ritratti di Fotografia con i quali lui aveva attirato l’attenzione della critica durante gli anni Sessanta. Nei Ritratti Astratti, Richter continua questo show muto e strano di dipingere, andando avanti invece passo dopo passo, aggiungendo e sottraendo, evitando accuratamente alcun senso di illustrazione.
 
 
Particolare 4 di "Claudius"

"Io non ho nessun motivo. Solamente motivazioni"
affermò Richter nel 1985, l'anno prima di dipingere Claudius. "Credo che la motivazione sia la vera natura dell’arte, e che il motivo sia ormai un’idea sorpassata (stupida come la domanda sul significato della vita)" (Richter, 1985, cit. ibidem in., p. 119).
 

Particolare 5 di "Claudius"

Claudius è stato creato con questa nuova visione della natura. I suoi dipinti figurati erano stranamente iconoclastici. Mentre è nei suoi Astratti che noi veramente troviamo che non c'è ordine, dove tutto è costruito con ordine ma tutto è dissolto. Una sorta di preordinata rivoluzione e anarchica. Questo aspetto è cruciale all'effetto visuale che Claudius ispira. Richter ha creato qualche cosa che è pieno di vita, pieno di colore, pieno di forme. Di conseguenza, gli occhi dell'osservatore corrono sulla tela, alla ricerca di qualche forma cui aggrapparsi.


Particolare 6 di "Claudius"

Mentre, la maggior parte dei lavori figurati comporta una specie di scossa di riconoscimento per poi perdere parte del nostro interesse, Claudius intrattiene la nostra attenzione con un lavoro interpretativo, lasciandoci in balia di una continua ricerca di qualcosa. L’artista fa tutto ciò per stimolarci a una nuova e astratta comprensione dell'universo: "Dipingendo in astratto noi abbiamo trovato il modo migliore di guadagnare accesso all'indefinibile, l'incomprensibile; perché il dipinto astratto schiera la massima immediatezza visuale di tutte le risorse dell’arte, per dipingere il 'nulla.' Abituati a ritratti nei quali riconosciamo qualche cosa di vero, noi rifiutiamo esattamente di riguardare il mero colore (comunque multiforme). Visualizzando l’arte astratta invece accettiamo l’ idea di vedere l’indefinito.. Questo non è un gioco astruso ma una questione di necessità pura e semplice. L'ignoto ci allarma e simultaneamente ci riempie di speranza, così accettiamo l’opera come un modo possibile di fare l'inesplicabile più esplicabile, e a tutti gli effetti più accessibile...”. Richter può insistere che opere astratte come Claudius non comportano l'emozione nella loro creazione, e insiste dicendo che essi sono il prodotto di un processo pressocchè anti-pittorico ma sono anche lontani dall'essere astrazioni retoriche e fredde. Resta facilmente percepibile comunque dai movimenti dell'artista sulla tela di Claudius e nel suo chiaroscuro, che Richter riempie il lavoro di godimento puro e semplice. Per quanto possa obiettare infine sulle ideologie che ha usato, è indiscutibile che per questo grande maestro la pittura resti la sua vocazione, la sua vita e la sua scelta. Per lui è una forma di conforto e insieme una fuga.
 

Commenti

antoh 
15/10/2008 22.01
...un attonito sospiro di fronte a una sovechiante bellezza...
raffaele cioffi
15/10/2008 22.14
La prima volta che ho visto i dipinti astratti di Richter sono subito stato rapito.
La forza della sua "pittura" grida a squarcia gola che la "pittura" è viva:
nessuno potrà più sentenziarne la sua morte.
Raffaele

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