Dal 1890 prima con la serie dei "Covoni" poi con le "Cattedrali" e infine con i fiori d'acqua dipinti nel suo giardino a Giverny, il grande maestro dell'impressionismo
entra nell'epoca dell'arte moderna
Claude Monet (1840-1926) fotografato nel suo studio a Giverny nel 1920 circa
Condannate come un grave errore stilistico da Lionello Venturi o esaltate da Cesare Brandi il ciclo finale dell'opera pittorica di Monet si concentra quasi esclusivamente su grandi tele che rappresentano "Nymphéas". Il maestro cerca un superamento o la perfetta declinazione della teoria pittorica impressionista. Nel 1920 Monet regala allo Stato francese dodici grandi tele di Ninfee, lunghe ciascuna quattro metri. Monet, di fatto, è sempre più indifferente al soggetto. Ed è questa caratteristica che lo getta come un ponte verso la modernità. Nel 1913 Wassily Kandinsky di fonte a una tela di Monet di un covone di paglia, scrisse: "per la prima volta mi trovavo di fronte a un dipinto rappresentante un pagliaio, come diceva il catalogo, ma che io non riconoscevo come tale. Questa incomprensione mi turbava, m'indispettiva; [...] sentivo sordamente che in quell'opera mancava l'oggetto (il soggetto), ma con stupore e sgomento constatavo che non solo mi sorprendeva ma s'imprimeva indelebilmente nella mia memoria e si riformava davanti agli occhi nei minimi particolari [...] La pittura mi apparve dotata di una favolosa potenza e inconsciamente l' oggetto trattato nell'opera perdette, per me, parte della sua importanza come elemento indispensabile".
"Nympheas", firmato e datato 1904, olio su tela 81 x 100 cm.
Venduto martedì 19 giugno a Londra a 18.500.000 sterline