diretto da Paolo Manazza
martedì 6 gennaio 2009
In primo piano Frieze Art Fair, sempre al centro degli interessi del mondo del collezionismo, la fiera più frizzante d’Europa per le inedite formule sperimentali e le novità d’investimento. Nonostante il programma di Frieze Projects, Frieze Talks e il percorso nel Sculptur Park si è confermato all’altezza delle aspettative, l’insieme generale delle proposte negli stand è parso un po’ sotto tono rispetto alle edizioni precedenti: nessuna installazione eclatante, nessuna provocazione, nomi già consolidati, opere già divulgate dalle riviste e ormai in circolazione nel circuito delle mostre. Nessuna macchina scenica, poco video, l’opera a supporto bidimensionale si riconferma la sovrana del mercato: non solo la pittura, legata alla matrice gestuale anni Ottanta, ma anche light box, fotografia, collage, disegno e forme ibride statiche e in movimento.
Grandiosa come sempre Gagosian con i sempre verdi Murakami e Saville, pulita e razionale White Cube con le installazioni di Robin Rhode e Josiah McElheny, equilibrata e sobria Lambert con le sculture del giovanissimo Loris Gréaud, interessante la proposta di Timoty Taylor di dedicare ogni giorno lo spazio dello stand a una mini personale di un artista diverso, da Kiki Smith a Ron Arad.
Molto frequentata anche in virtù della calibrata posizione centrale presso la Royal Accademy of Art, Zoo Art Fair, che ha sciorinato una lista molto varia di gallerie di differente provenienza, da Malmo a Instanbul, da San Paolo a New Delhi, con progetti alquanto bizzarri e freschi, dall’opera pittorica più imponente della fiera, ben cinque metri per tre della ZingerPresents di Amsterdam, alle performance che quotidianamente hanno animato il parterre degli eventi, come quelli programmati dalla neonata Paradise Row, passando attraverso gli interventi site-specific sulle pareti del gruppo Los Vinilos.
VENTO DI CRISI SUL FRIEZE. SCARSO ENTUSIASMO DEI CLIENTI. BUONE LE VENDITE DEI GIOVANI di Mariangela Maritato
“La gente è sotto shock a causa dell’economia mondiale” ha dichiarato la gallerista newyorchese Marianne Boesky all’agenzia Bloomberg. “I clienti hanno comprato ma a rilento e senza precipitarsi sulle cose”.
Boesky ha venduto un piccolo quadro di Barnaby Furnas a 50.000 dollari e una scultura e foto installazione dell’artista emergente William O’Brien a 12.500 dollari. Tempi duri per trovare acquirenti per le sue opere più care – un quadro di Lisa Yuskavage da 400.000 dollari e un dipinto di Takashi Murakami da 1.8 milioni di dollari.
Il mercato dell’arte contemporanea ha registrato una tendenza al rialzo negli ultimi cinque anni, con prezzi per artisti come Warhol, Murakami e Richard Prince più che quadruplicato.
Alcuni collezionisti non si sono stupiti del fatto che i prezzi dell’arte non si siano adeguati alla situazione economica globale, come il londinese Amir Shariat, consulente di fondi di garanzia e private-equity all’Auctor Capital Partners Ltd:
“Il mondo dell’arte è totalmente disconnesso dal mondo della finanza”. A differenza dello scorso anno, però, Shariat non ha acquistato nulla a Frieze, proprio a causa dei prezzi decisamente alti.
“Posso acquistare aziende allo stesso prezzo dell’arte”, ha dichiarato.
Nonostante tutto ad alcuni, come Jill Silverman, direttore della Galleria Thaddaeus Ropac di Parigi e Salisburgo, non è andata così male. Allo stand Ropac un collezionista americano ha pagato 220.000 sterline (380.182 dollari) per una scultura in acciaio di Antony Gormley, “Stand II”. Due collezionisti privati e un museo europeo si sono messi in coda per un quadro del 2007 di Ilya & Emilia Kabakov,“Canon#1” in vendita a 550.000 dollari.
La parte dei leoni, anche in tempi di crisi, l’hanno fatta i collezionisti americani. Come quello che ha pagato 875.000 sterline per uno specchio in acciaio inossidabile di Anish Kapoor alla Lisson Gallery di Londra.
Lezioni di saggezza, invece, da parte dei due collezionisti di Mosca Sardor e Lida Mirzazhanov, quest’anno per la seconda volta a Frieze. I due hanno osservato con attenzione un lavoro in acciaio riccamente decorato di Teresita Fernandez presso la Lehmann Maupin gallery a 180.000 dollari ma non lo hanno acquistato, passando oltre.
“Tutto ciò che ci piace, costa più dei prezzo che consideriamo adeguato, specialmente in rapporto alla situazione economica corrente” ha dichiarato Lida Mirzazhanov.
Qualche mercante tuttavia ha avuto prezzi al ribasso. Come la White Cube di Londra dove uno sfarzoso dipinto a smalto dell’artista anglo – indiano Ragib Shaw è stato proposto a 575.000 sterline. Lo scorso giugno, ad Art Basel, un lavoro simile dello stesso autore è stato venduto a 750,000 sterline.
“Non sono tempi buoni per le cose costose” spiega il mercante tedesco Alex Lachmann.
“In questo periodo possono ancora andare opere con un prezzo incluso tra i 100.000 e i 500.000 sterline”.
Favoriti dalla crisi, gli artisti giovani hanno attirato attenzione e clienti. Come Grayson Perry, vincitrice del Turner Prize. La gallerie Victoria Miro ha venduto a Frieze 5 acqueforti della Perry e un edizione di 6 immagini del fotografo britannico Idris Khan, tutti al prezzo di 16.000 sterline ciascuno. Niente male anche le vendite dell’artista Sterling Ruby di Los Angeles, molto acclamato dalla critica: La Metro Pictures di New York ha venduto un suo dripping di legno circolare con colore di poliuretano a 150.000 dollari mentre un suo alto obelisco è stato venduto dalla Spruth Managers Gallery a 135.000 dollari. Bose Pacia di New York ha venduto invece 9 collage e tecniche miste dell’artista indiano Radhika Khimji a prezzi oscillanti tra gli 850 e le 2000 sterline.
I collezionisti hanno anche chiesto sconti, lamenta il Valdimir Ovcharenko, proprietario della Regina Gallery di Mosca. Le opere dell’artista ucraino Sergey Bratkov, fotografie dai colori sgargianti o bronzi, costavano qui dai 1.200 ai 10.000 euro.
“I clienti hanno voluto prezzi in dollari, non in euro” ha dichiarato Ovcharenko. “C’è almeno un 35 per cento di sconto”.
Quando non si può spendere per Wharol, lo si fa per il suo stile anche se la firma è di un altro. E’ il caso della galleria londinese Riflemaker che ha venduto “Faded Glory” di Gavin Turk, un ritratto del giovane Elvis Presley dipinto stile Wharol su tela di seta gialla, per 34.000 sterline.
Le grandi gallerie hanno comunque registrato risultati positivi.
Come la Iwan Wirth di Houser & Wirth che conferma: "E’ stata una fantastica fiera! La nostra migliore Frieze in assoluto con vendite continuate anche durante il weekend".
Conferme anche da Nicholas Logsdail, proprietario di Lisson Gallery: "L'interesse e le vendite rimangono forti per gli artisti di importanza storica. Un Anish Kapoor è stato venduto per una cifra vicina al milione di sterline al presidente del board of trustees di uno dei principali musei americani. Anche i lavori di Julian Opie sono stati tutti venduti".
Toby Webster del The Modern Institute conferma: "C'è ancora fiducia nel mercato. Abbiamo venduto a nuovi collezionisti e abbiamo un certo numero di opere riservate dalle istituzioni".
Dopo la Frieze di Londra si guarda già oltre. Cosa succederà dal 4 al 7 dicembre ad Art Basel di Miami Beach?