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Crisi dell'arte

 
 GLI IPOTETICI SCENARI DEL MERCATO 2009
Le cause e i probabili effetti della crisi sul mercato dell'arte
 
 
  

La fine (temporanea) dei beni rifugio?

di Antonio Mansueto
(Analista finanziario, resp.gruppo beni culturali AIAF )
  

La crisi dei mercati finanziari, e quella dei mercati immobiliari, stanno influenzando decisamente anche il mercato dell’arte (e prevalentemente quello dell’arte contemporanea), che sembra aver iniziato la sua fase discendente dopo anni di eccessi speculativi. 
Anche le aste di New York della scorsa settimana hanno confermato la tendenza “orso” in atto. Quanto alle vendite effettuate, le sessioni autunnali di Contemporary Art da Sotheby's hanno raccolto nel 2008 160,9 milioni $. Nel 2007 avevano totalizzato 418,3 milioni $.
Il calo è vistoso: -61,5%. Aumentano le opere in vendita, sintomo di un mercato che vuol realizzare i guadagni effettuati anche a prezzo calante e magari tentativo di compensare il calo delle vendite con una maggior varietà di offerta da parte delle case d’asta. Interessante la tendenza alla “rotazione” degli artisti quotati verso nomi “intermedi” con qualche record (peggiori risultati per i nomi più prestigiosi) e verso segmenti meno rischiosi (arte antica). In questo il mercato dell’arte mostra ancora una certa forza, rispetto al crollo in maggior misura indifferenziato degli strumenti finanziari.
 
L’analisi degli analisti internazionali
Ciò conferma le univoche previsioni degli analisti internazionali.
Secondo gli analisti di Artprice, ad esempio, da inizio settembre stiamo assistendo alla prima flessione del mercato d’arte dal 1990. I dati analizzati riguardano 2.900 aste in tutto il mondo e rivelano lo stesso andamento delle aste in provincia e nelle capitali internazionali.
 
Il mercato dell’arte è sempre stato fortemente influenzato dai cicli economici, più che da quelli finanziari. Ma la finanza è il mondo che reagisce più velocemente alle previsioni di crescita o calo economico. Il mercato immobiliare e quello artistico seguono con tempi di reazione più lenti.
 
Le opere d’arte di valore più elevato, ad esempio, vengono valutate con mesi di anticipo rispetto alle aste. Di conseguenza, i prezzi di riserva vengono stabiliti con molto anticipo, e se il mercato scende, il primo segnale è l’aumento dell’invenduto.
 
Il risultato della ricerca di Artprice rivela una esplosione del tasso di invenduto e una rapida discesa dei prezzi. Secondo questo studio, nessun segmento di opere sfugge al trend, e i lavori più “speculativi” trascinano al ribasso anche opere di segmenti più sicuri.
 
Le aste di settembre avrebbero mostrato un calo dei prezzi di circa il 14%.  D’altra parte il mercato ha avuto forti crescite speculative beneficiando negli ultimi anni degli acquisti dei nuovi ricchi asiatici, della Russia, del medio oriente. Un po’ ciò che accadde a fine anni ottanta ad opera dei nuovi investitori privati ed istituzionali giapponesi, che causarono il boom dei prezzi fino a livelli poi mai più raggiunti per il decennio successivo. Anche Forbes sottolinea oggi che i flussi rivenienti dai nuovi ricchi sembrano solo “apparentemente” illimitati.
 
Il tasso medio di invenduto, sempre secondo Artprice, sarebbe raddoppiato nell’ultimo anno, passando dal 25% al 54%. Paradossalmente i prezzi delle opere di valore oltre i 100.000 euro sono rimasti stabili, perché i prezzi di riserva sono stati stabiliti mesi prima: quindi ciò che risalta, in questi casi, è l’aumento dell’invenduto. C’è quindi da attendersi prossimamente che si consolidi la tendenza a ribassare le stime per contrastare l’invenduto.
 
Le opere oltre i 100.000 euro rappresentano il 4% delle transazioni. Quelle al di sotto sono la massa, e hanno mostrato un calo più pronto dei prezzi, del 18%. Considerate le difficoltà di comparazione dei prezzi delle opere d’arte si tratta di stime indicative, ma verisimili.
 
Questo andamento è simile in tutto il mondo: anche le aste fatte nei paesi emergenti stanno avendo lo stesso calo di prezzi e vendite. E quella invernale è la vera stagione “calda” per le aste.
 
Le ipotesi per il 2009
A questo punto il 2009 va paragonato con i primi anni 90, in cui i prezzi scesero in media del 44% in due anni. Un calo così pronunciato oggi viene ritenuto possibile, visto che negli USA, ad esempio, la speculazione ha fatto crescere i prezzi delle opere in asta del 67% dal 2005 al 2007.
 
Un altro effetto da notare è che sembra che molte opere siano “garantite” dalle grandi case d’asta contro il rischio di invenduto. Pertanto in questi giorni Christie’s avrebbe acquisito diverse opere non vendute a terzi, a prezzi che, a questo punto, sono oltre quelli di mercato. E’ chiaro che la cosa non può protrarsi. Le case d’aste non possono più sostenere allegramente l’aumento delle vendite in questo modo in un mercato pericolosamente al ribasso. Non c’è da stupirsi che Sotheby’s, ad esempio, quotata in borsa, perda oltre l’80 per cento quest’anno (anche se una discesa così forte dipende anche dagli eccessi speculativi del mercato finanziario). Il mercato delle aste si è finanziarizzato e della crisi della finanza esso subisce contraccolpo. Anche le banche e i fondi di investimento ora in difficoltà avevano differenziato e speculato sui mercati artistici negli ultimi anni. Quante dovranno “tirare i remi in barca” vendendo al miglior prezzo possibile?
 
Per finire, anche l’indice di confidenza dell’andamento futuro dei prezzi, registrato in ottobre, ha avuto un brusco calo del 13%.
 
Procedendo oltre con le nostre riflessioni, se guardiamo la storia del secolo appena concluso, i precedenti crolli del mercato dell’arte vanno situati dopo il crollo borsistico del 1929, quindi dopo il crollo di Wall Street del 1962, durante la crisi petrolifera degli anni settanta (1973), e infine, come detto, a inizio anni 90. Cicli di 20 anni, se si esclude il primo, condizionato dalla seconda guerra mondiale. Purtroppo, anche da questo punto di vista oggi i tempi sembrano maturi per un ciclo recessivo del mercato dell’arte.
 
I bollettini delle ultime aste internazionali sono un coro unisone: invenduti in crescita, stime di vendita e di introiti di commissioni complessive, per le varie aste, stracciati al ribasso a conti fatti (dati ampiamente disponibili su Bloomberg). Grandi operatori che dichiarano apertamente che i prezzi di riserva vanno rivisti al ribasso, ad esempio il dealer newyorkese Alberto Mugrabi.
 
Diverse collezioni disperse, come la collezione Lawrence, la collezione Hillman, hanno incassato molto meno delle stime minime fatte in primavera, e sembra che le case d’asta abbiano dovuto azionare la garanzia in diversi casi.
 
Anche la più importante fiera al mondo, il Frieze, ha mostrato, a parità di visitatori (68.000), il languire dei compratori.
 
Il critico veterano del New York Times, Jerry Salz, dopo aver additato gli eccessi delle speculazioni degli ultimi anni, sostiene che la recessione che giungerà sarà un periodo di rinnovamento per l’arte, come lo furono gli anni 40, 70 e 90 del secolo scorso. Certo che però qualcuno “si farà male”. Infatti questa crisi è attesa toccare non solo le aste, secondo Forbes, ma anche le gallerie e gli studi.
 
Ottimi affari, si prevedono, per chi avrà soldi da spendere, magari a danno delle “disgrazie” altrui, come qualcuno durante le aste ha già annotato.
Arslife segue e riporta minuto per minuto le aste più importanti, testimoniando le tendenze in corso e consentendo ai collezionisti italiani di organizzarsi per una necessaria maggiore selettività degli acquisti e delle vendite: non è da escludere che in questo momento si rivelino difensivi e quindi “beni rifugio” quei segmenti di mercato da riferire all’arte antica e all’antiquariato che non hanno avuto forti crescite di prezzo nella fase speculativa appena trascorsa. Significativo, ad esempio, il record a Londra per una delle quattro tele “il bacio” di Hayez del 1861, opera di intenso legame con la storia italiana. Una delle quattro tele è all’Accademia di Brera, il che, per il compratore, è una garanzia di aver fatto un acquisto significativo.  



17 Novembre 2008
 
 

 

 

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