VARIE & EVENTUALI

Alessandro Bergonzoni: interview

 
Intervista ad Alessandro Bergonzoni
L’ARTE? UNA MINA PRO-UOMO CHE LO FA SALTARE SUL PIU’ BELLO
Il "finanzamento” è possibile tra arte e impresa?
 

di Mariangela Maritato

“L’impresionismo? E’ la forma d’arte dell’impresa”. “L’arte dell’impresa fa rumore? E’ il volume del lavoro”. Alessandro Bergonzoni parla così del possibile connubio tra arte ed impresa. Nel momento di crisi che ha travolto il mondo finanziario ed economico, ed inevitabilmente anche l’Italia che ormai è in fase di recessione, le imprese si fermano a riflettere guardando con occhi nuovi l’arte. Non solo come bene rifugio ma come strumento per lavorare in maniera diversa, seguendo modelli alternativi. Etici ed estetici. E’ il tema centrale del Forum Art For Business promosso dalla Hangar Bicocca in collaborazione con grandi realtà industriali come Pirelli Re, Enel, Deutsche Bank, Unicredit Group (svoltosi il 13-14-15 novembre 2008).
“L’arte è una mina pro-uomo in grado di farlo saltare…sul più bello!”. Che non c’è opposizione, ma che può esserci piuttosto un “finanzamento” tra i due settori (arte impresa) ce lo spiega -a suo modo- proprio Alessandro Bergonzoni. Un artista ma anche un imprenditore. Di sé stesso e non solo. Incarna l’attore, il comico, l’autore e anche il pittore, tappa ultima (dipinge da circa due anni) di un percorso di ricerca che lo vede realizzare quadri, disegni e segni (dipinti ed opere scultoree) con uno stile minimale ma accorto e preciso. Nel catalogo dal titolo "Cardanico" che ha accompagnato la sua prima personale presso la galleria Scognamiglio, si trovano parole trasformate in disegno. Comiche e allo stesso tempo tragiche. L’altra faccia della medaglia si mostra, inerme e informe, nelle tele dipinte ed esposte al contrario. Nella crudezza del materiale e del supporto. I giochi di parole si trasformano in figure assurde. L’alchimia del verbo diviene alchimia di segni e disegni, materiali e colori.
“Art for Business”, il forum promosso dalla Hangar Bicocca, ha invitato l’artista Alessandro Bergonzoni per  parlare del rapporto tra mercato ed arte.
 “Marcare il territorio, o il territorio mercato. Questo apparente gioco di parole tra 'marcato' e 'mercato' significa tastare qualcosa che non è solo e soltanto soldi. Né solo e soltanto arte. Un connubio, piuttosto, che ci fa andare a vedere quali sono le loro mani, gli arti… arti superiori e inferiori, come ho detto qualche tempo fa a un incontro per Arte Libro. Bisogna vedere se è possibile andare oltre il tema del denaro e il tema dell’arte. Vedere se c’è un’unione, un bisogno, un segno, un’idea, che non è solo collezionare, comprare o vendere, ma un’anima che si cela all’interno di questo tipo di lavoro. Per questo mi hanno interpellato insieme ad altri  artisti, critici e persone che si occupano del settore, e per raccontare la propria diversità”.
 

Un'opera di Alessandro Bergonzoni

Tu cosa racconti?
"Io racconto la metamorfosi tra scrittore, attore e pittore e il connubio con quello che è, da poco, la vendita. Mi sono messo a fare mostre da circa un anno e mi interessava parlare con chi ha in mano il 'finanziamento', raccontargli delle altre avventure che passano per la testa di chi crea".
Si tratta quindi di una questione culturale, oltre che economica? Hai capito il problema principale, non c’è arte e non c’è economia se non c’è cultura.
"Sono entrambe segno dello sviluppo della civiltà, dello sviluppo cosmico e andando più a stringere, dello sviluppo interiore. Credo che ci dovrebbe essere sempre una ricerca interiore. Si parla sempre di ricerca scientifica, e sono d’accordo, ma è quella interiore che davvero ci interessa".
E’ ciò che metti in pratica nella tua arte?
"Spero di sì. Avere delle idee e riflettere su ciò non significa avere dei risultati. Non è detto che se  ho la passione di dipingere riesca a far arrivare al pubblico la mia pittura. Per quanto riguarda raccontare e teorizzare, mi interessa comunque non fermarmi a un mio quadro o alla mia pittura ma andare oltre. Oltre il mio spettacolo teatrale e oltre il mio libro. Andare a cercare, cioè, un percorso al di fuori".
Hai scritto anche un libro sull’arte?
"Sì, uscirà il prossimo settembre. E’ un libro su disegni e segni, sui miei lavori e le mie parole dipinte. Nel libro vince il segno sulla parola anche se convivono bene insieme. Ho poi una mostra nuova tra Milano e Bologna quindi spero che risentirete di nuovo parlare di me".
Come prosegue la tua collaborazione con Mimmo Paladino?
"Mimmo Paladino ho il piacere di vederlo, gli ho mostrato i miei lavori con umiltà, mai con modestia. Ho avuto il piacere di lavorare fianco a fianco, in senso di conoscenza, con Pirro Cuniberti, con i quadri e i lavori di Mattia Moreni, di Piero Manai (che non esistono più ma che per me esistono ancora tanto), Ettore Spalletti…una comunicazione costante con persone che sono una fonte dalla quale mi abbevero, come direbbero coloro che amano il concetto dell’acqua".
Sei quindi un artista a 360 gradi.
"Credo ci sia tutto all’interno di un artista. Magari uno, come me,  non canta né balla. Ma poter scrivere, poter recitare, poter disegnare è ormai sinonimo di una necessità atavica che io non mollo più. E’ diventata, insomma, una minaccia".
Una passione recente o coltivata da tempo?
"La passione per il disegno e la pittura è rimasta latente in me per 46 anni. Pensa che l’ultimo disegno-segno, prima di iniziare a dipingere, l’avevo fatto in terza media, all’epoca delle lezioni di educazione artistica".
Però hai trovato un gallerista che ha voluto sostenerti.
"Mimmo Scognamiglio, come i grandi artisti (molto più grandi di me) è una persona che sa raccontare. Non si può solo creare e vendere, ma comunicare e andare a conoscere, raccontarsi. Un gallerista può insegnarti anche questo".
Ti sei cimentato anche nel Cinema. Mangiafuoco nel Pinocchio di Roberto Benigni e un personaggio che molto ti assomiglia in Cuijote…     
"Sì, ho recitato nel film su Don Chisciotte andato a Venezia due anni fa, regia di Mimmo Paladino, nelle vesti del mago Festone, il mago delle parole, insieme a Peppe Servillo (Avion Travel), a Lucio Dalla e altri, girato nell’Officina meccanica B.B. che ho a Bologna".
Anche imprenditore?
"Ho in società con mia sorella un’azienda meccanica. E’ un’eredità paterna. Più che un imprenditore sono un uomo d’industria. Ebbene sì, sotto le ceneri dell’artista c’è anche un piccolo industriale".
E la televisione?
"Televisione ne ho fatta poca. Ho fatto tanto teatro e radio ma la televisione l’ho abbandonata, senza rinnegare l’aiuto che mi diede Costanzo più 20 anni fa. L’importante ora è non farla più, soprattutto così come si è ridotta adesso. Un vero dramma. Sono violentemente critico, sono stanco e disturbato da una certa incultura televisiva che come il fumo passivo irrita anche i polmoni di chi fa altro. Sotto alcune trasmissioni dovrebbero scrivere 'nuoce gravemente alla cultura'. Urge insomma una chirurgia etica: rifacciamoci il sen..no! Ma, in tutto questo, volevo lasciarvi con un pensiero. Spero l’abbiate colto..."
 

Alessandro Bergonzoni al lavoro mentre dipinge nel suo studio
 

Commenti

laura 
18/11/2008 19.41
che strano, ieri ho inviato un messaggio, si e' trasformato in polvere cosmica? dato che "Paganini" non ripete, io neppure. Comunque questo giovane uomo e' interessante, polifacetico, "potrebbe fare il becco a un passero" questo l'ho scritto ieri, a volte "repetita iuvant. bye.

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