diretto da Paolo Manazza
martedì 6 gennaio 2009
La fiera dell’arte giovane. Della sperimentazione e delle nuove proposte accostate ai nomi più in voga del momento. Artissima 2008 è stata un’edizione da grandi numeri: 128 gallerie, 1.500 artisti e 45mila visitatori. Un successo, nonostante la crisi, anche di vendite, confermato dalle grandi gallerie presenti e dalle new entry. Artissima è costata circa 2 mln di euro: un 60% di autofinanziamento mentre il restante 40% del budget è stato coperto dalle istituzioni e da sponsor privati.
“La fiera è andata molto bene, le attese sono state soddisfatte in pieno e il feedback degli espositori è stato molto positivo” confermano dall’organizzazione. Prezzi accessibili, collezionisti attenti ma con tanta voglia di scoprire. Sono queste forse le chiavi del successo di una kermesse che ha soddisfatto pubblico e galleristi. A differenza di Basilea, ad Artissima non erano tante le opere che superavano i 500 mila euro e si potevano acquistare molti lavori in una fascia di prezzo molto inferiore ai 100 mila. Meno business. Più spazio all’amore per l’arte e alla scoperta di nuovi talenti.
“Artissima non è una fiera da grosse cifre come Art Basel o Art Miami” dichiara una responsabile della galleria De Carlo di Milano che nei primi due giorni di fiera ha venduto soprattutto lavori di piccole dimensioni, come un Senza titolo di Diego Perrone a un collezionista italiano per 8500 euro. Bene anche Christian Holstad: un suo collage è stato venduto da De Carlo a 20000 dollari.
“L’atmosfera è cambiata ma è giusto che ci si prenda più tempo prima di acquistare” aggiungono dalla galleria Schleicher+Lange di Parigi, per la terza volta ad Artissima.
“La crisi si avverte nel fatto che i clienti sono più prudenti e chiedono molte più informazioni rispetto agli anni passati. Tuttavia è una bella fiera e stiamo facendo un ottimo lavoro”. La galleria parigina propone solo artisti emergenti ma non si sbilancia molto su vendite e prezzi.
Ha venduto un disegno di Evariste Richer a un cliente francese ad una cifra comunque inferiore ai 5.000 euro. Ma anche Timo Nasseri, artista tedesco iraniano presente con delle piccole opere scultoree, sta andando molto bene.
Gli “Screen print” di Kon Trubkovich e i disegni dell’americana Shara Huges sono andati a ruba, invece, presso la Museum 52 di Londra e New York.
“Abbiamo venduto un acrilico su tela di Ester Stocker, Senza titolo, 60cmx90cm a 4500 euro – racconta la responsabile dello stand - due “Screen print” di Kon Trubkovich a 1000 euro l’uno e 10 disegni della Hughes a 3000 euro l’uno a collezionisti privati, italiani e svizzeri”.
Segnali positivi sono arrivati anche dalle new entry, le gallerie per la prima volta ad Artissima. Come la Sutton Lane di Londra e Parigi. Alessandra Olivari dello staff si mostra soddisfatta:
“C’è molto interesse per i nostri artisti” dice.
“Sono stati venduti 3 pezzi di Eileen Quinlan, un’artista che nelle sue opere ha sviluppato un’originale tecnica fotografica, a circa 8000 euro l’uno. I nostri clienti ci conoscono da anni”
Le opere concettuali dell’artista inglese Becky Beasley hanno registrato buoni risultati di vendite presso un’altra new entry, la galleria Office Baroque di Anversa, che le ha portate in fiera dedicando all’artista l’intero stand. Wim Peeters dello staff, sabato pomeriggio, si è mostrato soddisfatto.
“I clienti internazionali hanno già acquistato 5 lavori di Beasley a 5000 euro l’uno”.
La pittura figurativa, lungi dall’essere un linguaggio morto, è stata premiata da un forte interesse da parte del pubblico. Ed, ovviamente, dalle vendite. Un caso virtuoso è quello della veterana galleria Bortolami di New York che ha registrato un “tutto venduto” per uno stand interamente dedicato al pittore americano Shane Campbell:
“Campbell è un artista giovane che ho scelto dietro indicazione di un’insegnante di una delle migliori scuole d’arte americane” spiega fiera Stefania Bortolami.
“Devo ancora organizzare la sua prima personale in galleria ma i risultati della fiera sono ottimi. In due giorni ho venduto 35 quadri a collezionisti, soprattutto italiani. Gli italiani amano scoprire talenti, sono curiosi”.
Gli oli su tela raffiguranti clown di Campbell partono da 2000 dollari per i piccoli formati mentre per un 150cmx180cm si spendono 10.000 dollari. Alla portata di molti, insomma. Oltre a Campbell, la Bortolami ha presentato ad Artissima anche alcune opere concettuali del canadese Bozidar Brazda. Un successo anche lui. Un’installazione dal titolo “Write rites right”, tre macchine da scrivere smaltate di rosso attaccate alla parete su diversi livelli, è stata acquistata da un giovane collezionista per 20.000 dollari.
Della galleria newyorkese abbiamo casualmente beccato un cliente, il signor Moreno Martini che si dichiara un piccolo collezionista.
“Amo l’arte giovane perché ha costi accessibili. Ho appena acquistato un’opera di Campbell, un olio su tela di dimensioni 75 x 90 cm ma vorrei portare a casa anche un’opera di fotografia. Devo però ancora scegliere!”. Se per le opere di fotografia l’attenzione è molta, quando i lavori portano la firma di Vanessa Beecroft allora il successo è assicurato. Come nel caso delle opere proposte da Massimo Minini (Brescia), che ha commentato:
“La fiera sta andando molto bene e ho venduto nei primi due due giorni 10 pezzi della Beecroft i cui prezzi oscillano dai 10.000 ai 30.000 euro”.
La satira politica, filone tipico dell’arte concettuale russa, è stato molto apprezzata. Ne sono una prova il pubblico incuriosito dai volti di noti politici contemporanei presenti nelle opere e le vendite della galleria moscovita Regina. Lo stand ha proposto, tra gli altri, alcuni lavori dell’artista Sergey Bratkov dal titolo For Housewives 2008, installazioni costituite da spazzole per pulire superfici in plastica poste su scatole di detersivo in polvere con un’insolita etichetta: il volto sorridente del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. In basso, i tre simboli delle reti Fininvest. Il pubblico si è mostrato molto attratto anche da An non spiritus existunt? di Stas Volyazlovsky, un grande lenzuolo (148 x 250 cm) del 2008 raffigurante i volti di Putin e Berlusconi che invocano gli spiriti di Stalin, Dracula e Mussolini chiedendo loro il parere sulla loro politica, con insolite scritte e simboli ed un chiaro intento critico. Teresa Mavica, curatrice dello stand, italiana ma da 20 anni in Russia, racconta:
“E’ una fiera stupenda, in termini di interesse e vendite. Di Stas abbiamo venduto a collezionisti privati italiani, due opere grandi e 5 piccole. I prezzi vanno dai 10 ai 15 mila euro. Si tratta di lavori realizzati su lenzuola usate sui quali l’artista interviene con penna biro blu e nera”.
E aggiunge: “Posso ritenermi davvero molto soddisfatta. Lo scorso anno abbiamo avuto tra i nostri clienti anche la Fondazione Sandretto”.
Alcune forme d’arte, come i video, di solito fanno più fatica a trovare acquirenti rispetto ad altre più tradizionali. Ma ad Artissima non sono mancate eccezioni.
Paola Capata, direttore della galleria Monitor di Roma che porta avanti un focus sulla video art, ha infatti venduto, nei primi due giorni di fiera, un video di Ra Di Martino dal titolo Can Can a 8000 euro ed è in trattativa con una fondazione per un lavoro di Ursula Mayer, Lunch in fur, proposto a 14.800 euro.
“Si avverte un’atmosfera di ritorno alla normalità, non proprio di crisi economica” dichiara la signora Capata che non si sbilancia nel dare giudizi sul mercato dell’arte.
Anche Giò Marconi della omonima galleria milanese preferisce non alimentare il clima si allarmismo sulla situazione economica mondiale in riferimento all’arte anche se, dice, “si è comunque percepita un’atmosfera di difficoltà rispetto agli scorsi anni ed un atteggiamento più cauto da parte del pubblico”.
Marconi ha proposto in fiera una personale dell’artista Luca Trevisani, presente anche in Triennale, che realizza soprattutto installazioni e origami. Guardando alla “vicina di stand” galleria Bortolami (tutto venduto con le opere di pittura di Campbell) non nasconde il suo personale punto di vista:
“Alcuni generi, come la pittura figurativa, sono oggettivamente più semplici da vendere. Io ho scelto di trattare un artista più difficile ma ho voluto portare avanti un’operazione di promozione perché mi sembrava giusto farlo conoscere meglio ai visitatori. La vendita, in fondo, può avvenire anche dopo.” Ma non nasconde che un cliente belga ha sborsato, per un paravento di Trevisani, 15.000 euro. Le opere partivano da un minimo di 2500 euro. Anche dalla galleria Continua di Siena, a Torino con opere, tra gli altri, di Anish Kapoor e Suboh Gupta, feedback positivo:
“Molto pubblico ed interesse ma più calma negli acquisti e molta attenzione.”
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